Il futuro dello stadio San Siro di Milano torna al centro del dibattito politico e istituzionale della città. Dopo mesi di discussioni e passaggi amministrativi, la questione della Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) riemerge con forza nel percorso che dovrebbe condurre alla realizzazione del nuovo stadio voluto da Milan e Inter.

Non si può aggirare la Valutazione di Impatto Ambientale per il nuovo stadio di Milano

Il progetto prevede l’acquisto dell’attuale impianto e delle aree circostanti, con l’obiettivo di costruire un nuovo stadio affiancato da spazi direzionali, uffici e strutture commerciali. Un intervento di ampia portata urbanistica che comporterebbe l’abbattimento dell’attuale Stadio Giuseppe Meazza, da decenni simbolo del calcio italiano e internazionale.
Fin dall’inizio, però, il piano ha sollevato interrogativi non solo sul piano sportivo ed economico, ma anche su quello ambientale e procedurale. Ed è proprio su quest’ultimo fronte che si registra ora un passaggio significativo.

La questione nasce durante la conferenza preliminare dei servizi, svoltasi nell’aprile 2025. In quella sede, il responsabile regionale del procedimento aveva evidenziato la necessità di valutare se il progetto dovesse essere sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale, considerando sia la natura degli interventi previsti sia le caratteristiche del sottosuolo – in particolare la presenza di pozzi – oltre alla dimensione complessiva dell’operazione di sviluppo urbano.
In quell’occasione era stata richiamata la cosiddetta Legge Stadi, normativa speciale pensata per semplificare e accelerare la realizzazione di nuovi impianti sportivi.
Secondo un’interpretazione emersa in quella fase, la legge “specifica” avrebbe potuto posticipare l’esame ambientale alla conferenza dei servizi ordinaria, facendo apparire non immediatamente applicabile la procedura V.I.A. ordinaria.

Un’impostazione che ha sollevato dubbi, soprattutto alla luce del quadro normativo europeo.
A intervenire sulla questione è stato Enrico Fedrighini, consigliere del gruppo misto a Palazzo Marino e tra i più critici rispetto alla vendita dell’area di San Siro ai club milanesi. Fedrighini ha chiesto formalmente un chiarimento alla Regione Lombardia, mettendo in copia anche il Comune di Milano, richiamando l’obbligo derivante dalle direttive europee 2001/42/CE e 2011/92/CE.
Queste direttive, recepite nell’ordinamento italiano, prevedono la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di Impatto Ambientale per progetti di significativa trasformazione urbana. Norme che, in base al principio di gerarchia delle fonti, prevalgono su eventuali disposizioni nazionali, anche se di carattere speciale come la Legge Stadi.

La Regione, nella risposta inviata a stretto giro, ha chiarito che le verifiche di compatibilità ambientale restano necessarie. Pur ribadendo che il momento procedurale appropriato sarebbe la successiva conferenza dei servizi prevista dalla Legge Stadi, l’ente ha negato di aver mai sostenuto una prevalenza della normativa speciale sulle disposizioni nazionali ed europee.
Uno dei punti centrali del chiarimento riguarda l’unitarietà del progetto. Il cosiddetto “progetto Meazza” è composto da due comparti: quello relativo al nuovo stadio e quello relativo alle aree circostanti, destinate a funzioni commerciali e direzionali. Secondo quanto ribadito, l’intervento deve essere considerato un ambito unitario e analizzato nella sua interezza.

Questo significa che non sarà possibile scindere le diverse componenti per attenuare o differire gli obblighi di valutazione ambientale. L’intero impatto dell’operazione – in termini di consumo di suolo, traffico, emissioni, gestione delle acque e trasformazione del tessuto urbano – dovrà essere sottoposto alle procedure previste dall’ordinamento.
Elemento non secondario è la partecipazione pubblica. La domanda di autorizzazione deve essere resa pubblica, consentendo ai cittadini di presentare osservazioni. In un caso come quello di San Siro, che coinvolge un intero quadrante urbano e incide su mobilità, qualità dell’aria e assetto del territorio, il momento partecipativo assume un peso particolare.

«Il progetto prevede lo scavo di 1,7 milioni di metri cubi solo per le nuove costruzioni – osserva ai nostri microfoni Luigi Corbani, ex vicesindaco di Milano e portavoce del comitato “Sì Meazza” – Solo la demolizione del vecchio stadio produrrà 180mila metri cubi di ferro e calcestruzzo, centinaia di migliaia di viaggi di camion per portare il materiale di costruzione, 21mila camion per la demolizione e 148mila camion per lo scavo. Il tutto in 80 mesi con tre turni di lavoro al giorno sette giorni su sette. Immaginate che impatto ambientale avrà tutto ciò».
I comitati contrari al progetto da sempre sostengono la necessità di una Valutazione di Impatto Ambientale, che per Corbani inevitabilmente cambierà il progetto, anche perché oggetto di valutazione non sarà solo il nuovo stadio ma tutta l’area coinvolta, circa 28 ettari di terreno.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LUIGI CORBANI: