Le ragioni tecniche, a partire dalla sostenibilità, che starebbero alla base del rifiuto del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Bologna all’attivazione di un corso di laurea ad hoc per gli ufficiali dell’esercito confliggono con la ricostruzione che gli studenti danno della vicenda. Di costi, secondo i rappresentanti degli universitari, non si è mai parlato, mentre il tema sarebbe stato quello della “opportunità politica” di un percorso accademico riservato a pochi militari all’interno di una deriva bellicista di tutta Europa, Italia inclusa, e a fronte delle pressioni studentesche, in particolare per l’interruzione dei rapporti con le realtà israeliane e quelle coinvolte nell’industria militare.
Le ragioni del no dell’Università di Bologna al corso di laurea in Filosofia riservato all’esercito
Il caso politico, che è diventato nazionale, era stato sollevato sabato scorso dal capo dello Stato Maggiore dell’esercito, il generale Carmine Masiello, che si era lamentato del rifiuto dell’Alma Mater all’attivazione di un corso che, secondo le sue parole, doveva servire a «sviluppare il pensiero laterale» dei militari.
In prima battuta il rettore Giovanni Molari aveva liquidato la questione come un tema su cui spetta ai singoli dipartimenti decidere, aprendo però ad un eventuale dialogo. Ma rapidamente la vicenda è diventata un polverone nazionale, con attacchi all’Alma Mater da parte dei ministri Piantedosi, Crosetto e Bernini, del capogruppo di Fdi Galeazzo Bignami e della stessa premier Giorgia Meloni.
Caduta la tegola, l’Università di Bologna, ieri, ha diffuso un’ulteriore nota in cui spiegava i contorni della vicenda, la richiesta pervenuta dall’Accademia Militare di Modena con cui Bologna collabora da anni, l’esclusività del corso per gli ufficiali e le questioni di sostenibilità e didattica al centro della decisione di rifiutare l’attivazione.
Ragioni tecniche, che però non hanno né placato il governo, con Anna Maria Bernini che da Modena ieri ha affermato che il corso si farà con «un gruppo interforze delle università dell’Emilia-Romagna, guidato dall’Ateneo di Modena-Reggio Emilia, per rispondere in modo efficace alle esigenze formative degli allievi dell’Accademia», né convinto gli osservatori.
E sono proprio le associazioni studentesche, oggi, a ricostruire la vicenda e a spiegare il peso delle pressioni politiche sulla decisione. «L’Accademia Militare aveva avanzato la proposta la scorsa estate – ricostruisce ai nostri microfoni Francesca Iagrotteria, rappresentante degli studenti in Consiglio di Dipartimento a Filosofia – Nessuno aveva informazioni, che sono arrivate soltanto nella seduta del consiglio del 23 ottobre, nel quale però non era prevista la discussione».
Già allora, però, sia gli studenti che un gruppo di docenti avevano manifestato la propria contrarietà all’attivazione del corso esclusivo, ragione per cui il direttore del Dipartimento decise di archiviare il progetto.
«Il tema economico non è mai uscito durante la discussione – sottolinea la rappresentante degli studenti – tant’è che sarebbe stata l’Accademia a dare la disponibilità economica».
In particolare, quindi, più che una questione di soldi era una questione di opportunità politica, in particolare per ciò che riguarda l’esclusività del corso, da svolgere a Modena con professori bolognesi, per appena una quindicina di ufficiali dell’esercito.
Per gli studenti, però, hanno pesato anche le loro mobilitazioni degli ultimi mesi contro il genocidio a Gaza, le collaborazioni con le realtà israeliane e l’industria bellica.
ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCA IAGROTTERIA:
Anche il Cua torna sulla vicenda, osservando che le polemiche aizzate da tanti esponenti del governo tradiscono proprio l’intento di una militarizzazione dell’Università che studentesse e studenti denunciano. A tal proposito, è stato lanciato un appello contro la militarizzazione che ribadisce come «l’università non è un campo di addestramento, l’università deve rimanere un luogo di libertà e pensiero critico».
Oltre all’appello, per il 9 dicembre, alle ore 19.00, è stata lanciata un’assemblea di ateneo con lo slogan “Divieto di militarizzazione”.
ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANNA DEL CUA:







