Anche il figlio di un importantissimo attore e regista, di quelli che fecero grande il nostro cinema nel suo periodo più aureo, può rivelarsi un fior di compositore, sia in ambito cinematografico e televisivo, come in quello puramente sinfonico e cameristico, e persino per quel che concerne la musica leggera.

Pare che persino quando lo intervistavano, Vittorio De Sica, accennando a suo figlio Christian, allargasse le braccia sconsolato alzando lo sguardo in alto, nel mentre andava giustamente fiero dell’altro suo figlio, Manuel (Roma, 24/2/1949-5/12/2014), purtroppo stroncato prematuramente da un’infarto pochi anni fa (è proprio vero, anche in questo caso, il detto che “sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”), notevole compositore non solo di musica colta, ma anche di quella relativa ai generi più popolari (ha curato pure le colonne sonore di alcuni film dell’illustre padre), ed oggetto della puntata di “Un tocco di classico”, che andrà in onda giovedì 25 gennaio, alle ore 19.

Pesonalmente ricordo ancora il bellissimo assolo di tromba che caratterizzava la sigla dei titoli di testa della serie televisiva Rai degli anni ’80, “I nuovi racconti del maresciallo” di Mario Soldati, con Arnoldo Foà nella parte del protagonista, le cui musiche erano proprio farina del sacco di Manuel De Sica. Direi proprio che, nonostante i numerosi premi e riconoscimenti avuti in vita ed i natali illustri, attualmente il suo non sia un nome granchè presente nel panorama musicale nostrano (ma un discorso simile andrebbe fatto anche per altri suoi colleghi, come, per esempio, Ritz -nome d’arte di Rizziero- Ortolani o Pino Donaggio, autore, tra le altre cose, delle musiche di alcuni film di Brian De Palma; insomma non esiste soltanto Ennio Morricone, con tutto il rispetto per quest’ultimo). Per le mie proposte musicali, attingerò quindi all’unico disco (uscito nel gennaio 2014 e quindi proprio nell’anno della morte del compositore, per giunta con un titolo come “Manuel De Sica: Una vita in musica” e col primo brano intitolato “In memoriam” che, a posteriori, suonano come un lugubre presagio della sua successiva dipartita) finora pubblicato (sic!) dedicato ad alcuni lavori sinfonici (pure stavolta il tempo a mia disposizione, purtroppo, non mi consente di trasmetterlo in toto), anche se, almeno in parte, connessi all’immaginario cinematografico, di un musicista dallo stile decisamente eclettico ed anticonvenzionale (considerava suoi ispiratori principali Bruno Maderna, Henry Mancini, Alban Berg e Bèla Bàrtòk, ovvero 4 compositori stilisticamente diversissimi tra loro), pur nella sua notevole immediatezza e piacevolezza d’ascolto.

Ritengo interessante riportare una breve nota di commento dello stesso compositore, tratta dal libretto del disco, in cui il musicista si presenta ai potenziali melomani: “E’ strano il modo in cui noi dividiamo la musica in 2 categorie: ‘seria’ o ‘classica’ e ‘leggera’. Mi sono ritrovato a subire questa ridicola distinzione, durante gli anni ’60. A quel tempo, in ambito accademico, si riteneva che la musica contemporanea dovesse trarre ispirazione a partire dalla seconda scuola viennese. Tale definizione di musica contemporanea, era chiaramente ideologica, ed in termini pratici escludeva qualunque altra cosa che non rispondesse a quei canoni, compresa la musica da film, settore nel quale mi sono trovato coinvolto nei 30 anni trascorsi. C’è una sostanziale differenza tra musica assoluta e musica applicata: la prima è composta in totale libertà, mentre la seconda è direttamente correlata alle immagini. Questo è il motivo preciso per cui non ho mai considerato le mie partiture cinematografiche intrinsecamente adatte per un’esecuzione concertistica. In questo disco ho riscritto la musica per “Una breve vacanza” ed “Il giardino dei Finzi Contini”, in modo che possa vivere di vita propria.”

Approfittiamo dunque delle parole dello stesso compositore per presentare brevemente, i brani oggetto della trasmissione; cominciamo da “In memoriam” per archi, “un breve pezzo introduttivo dedicato alle vittime dei terremoti dell’Abruzzo (2009) e dell’Emilia (2012). Una sorta di lenta ‘ode di rimembranza’ corale, ispirata dal maestro dei maestri, Bernard Herrmann”. Segue “Una breve vacanza”, per viola ed archi: “Il motivo conduttore del film dallo stesso titolo diretto da mio padre, Vittorio De Sica, è probabilmente la melodia più bella che abbia mai scritto per il cinema. Il brano era originariamente dedicato a Dino Asciolla e Danilo Rossi”. Il film suddetto (1h 52′), di genere drammatico romantico, del 1973, soggetto di Rodolfo Sonego e sceneggiatura di Cesare Zavattini, vede fra gli interpreti Florinda Bolkan, Renato Salvatori, Daniel Quenaud, Adriana Asti e Teresa Gimpera. Terzo brano in scaletta, “Filmusic”, per pianoforte ed archi, che, contrariamente a quanto suggerisce il titolo, è un brano di musica “assoluta”, astratta (analogamente alla “Musica per l’accompagnamento di una scena cinematografica” di Arnold Schoenberg, od alla “Cinèma-ouverture” di Igor Markevitch), così descritto dal suo autore: “Un concertino in 3 parti (senza titolo), con un primo movimento alla russa ed un secondo dedicato alla musica da film (la parte pianistica può essere suonata con appena un solo dito). Si conclude con una festosa, trascinante tarantella, dedicata alle origini napoletane di mio padre”. Brano conclusivo della presente trasmissione, la suite da concerto (’98) da “Il giardino dei Finzi Contini”, riportando sempre il commento dell’autore: “A distanza di più di 40 anni, una riscrittura di una partitura che composi quando avevo poco più di 20 anni. Il film relativo conquistò una nomination all’Oscar per la miglior partitura originale. Questa musica mette alla prova l’intera orchestra, i solisti ed il lavoro del direttore”. Il relativo film, del 1970 (1h 30′), di genere drammatico sentimentale, su soggetto di Giorgio Bassani tratto dal proprio romanzo, con la sceneggiatura di Ugo Pirro e Vittorio Bonicelli, interpretato, tra gli altri, da Lino Capolicchio, Dominique Sanda, Helmut Berger, Fabio Testi, Romolo Valli, Alessandro D’Alatri e Barbara Pilavin, vinse l’Oscar per l’Italia nel ’72 come miglior film straniero ed ottenne pure la nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, a Ugo Pirro e Vittorio Bonicelli. Nel ’73, la colonna sonora ebbe una nomination per il Grammy Award.

Postludio: singolare che, in un disco registrato a Parma da un tecnico nostrano, con la Filarmonica Arturo Toscanini (italici sia il direttore che quasi tutti i solisti, eccetto una), sia pure da una casa discografica olandese, sponsorizzato da una casa di moda italiana, dal MIBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) oltre che dalla Fondazione Arturo Toscanini, le note di commento di Sandro Cappelletto (azzeccato il titolo del suo scritto riguardo al De Sica compositore: “Essere sè stessi…

…continuando a rimanerlo.”) e Manuel De Sica ed il curriculum dell’orchestra, originariamente redatti in italiano, siano riportati unicamente nella traduzione inglese (lo desumo dal fatto che vi sia riportato il nome della traduttrice nella terzultima paginetta), oltretutto con qualche piccolo refuso, costringendomi a ritradurre, per l’occasione, dall’inglese all’italiano, a mia volta. Provincialismo esterofilo ed ennesima stramberia discografica?

Gabriele Evangelista

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