Dal 5 marzo al 19 luglio, Palazzo Pallavicini a Bologna ospita un’antologica, la più ampia mai organizzata in Italia, dedicata a Ruth Orkin (1921-1985), fotoreporter, fotografa e regista statunitense, tra le più rilevanti del XX secolo.
«Uno sguardo indipendente, contemporaneo, rispetto alla sua epoca, molto all’avanguardia – racconta Francesca Bogliolo, che porta la voce di Anne Morin, curatrice della mostra – Uno sguardo carico di spontaneità, un’individualità assolutamente indefinita e, soprattutto, una fotografa capace di coniugare lo sguardo fotografico con quello cinematografico che diventa la sua particolare caratteristica».

La mostra antologica dedicata a Ruth Orkin a Palazzo Pallavicini

L’esposizione, curata da Anne Morin, promossa da Pallavicini srl di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci con il coordinamento testi di Francesca Bogliolo, in collaborazione con diChroma Photography, patrocinata dal Comune di Bologna, dalla FIAF Federazione Italiana Associazioni Fotografiche e AIRF Associazione Italiana Reporters Fotografi, presenta 187 fotografie, due macchine fotografiche e alcuni importanti documenti, che ripercorrono la traiettoria di una delle personalità più importanti della fotografia del Novecento e ne considerano il ruolo cruciale nella storia di questo genere espressivo.

«Aveva questa caratteristica straordinaria di entrare in empatia con il soggetto e di attendere il momento giusto in cui il soggetto abbassava le proprie difese – continua Bogliolo – lei la chiamava la tecnica della carta da parati, mimetizzarsi fino a quando il soggetto non si sente a suo agio e poi scattare la foto».
Per Ruth Orkin, la narrazione visiva si costruisce attraverso una successione dinamica di immagini, che prende ispirazione dal cinema, disciplina da cui fu sempre affascinata. Come avviene in Road Movie del 1939, quando attraversò in bicicletta gli Stati Uniti da Los Angeles a New York. In quell’occasione, Ruth Orkin tenne un diario che diventò una sequenza cinematografica, un reportage che raccontava questo viaggio e la cui linearità temporale si svolge in ordine cronologico. L’artista inseriva l’immagine fotografica in una narrazione che riprendeva lo schema della progressione cinematografica.

L’influenza del cinema è altrettanto evidente nella serie “Dall’alto”, nella quale Orkin osserva e cattura la vita quotidiana dalla finestra, trasformando la strada in un palcoscenico spontaneo. I soggetti, inconsapevoli del proprio ruolo, diventano protagonisti di un racconto scandito da alternanze di movimento e immobilità, conferendo allo stesso una fluidità magnetica.
Completa la rassegna una selezione di ritratti di personalità celebri come Albert Einstein, Marlon Brando, Robert Capa, Alfred Hitchcock, Orson Welles, che mostrano in modo emblematico la sua capacità di narrare persone e ambienti con grande immediatezza ed efficacia espressiva.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCA BOGLIOLO: