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Nella sua direttiva pensata per ostacolare il lavoro di ricerca e soccorso della Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Humans, il ministro degli Interni Matteo Salvini “dimentica” la guerra in Libia e si avventura in un provvedimento “ad navem”. Gli attivisti: “Vive in un mondo parallelo”.

È riuscito ad irritare una collega di governo, la ministra della Difesa Elisabetta Trenta, ma non è la cosa più grave. La direttiva di Matteo Salvini per ostacolare l’operato della nave Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans è discutibile anche sotto il profilo giuridico. Il provvedimento, infatti, è apertamente ritagliato sulla singola imbarcazione che effettua ricerca e soccorso in mare, una sorta di provvedimento “ad navem” per impedire che le vite di chi cerca disperatamente di attraversare il Mediterraneo vengano salvate.

La direttiva “appare scritta come se il governo vivesse in un mondo parallelo. Nessun accenno alla guerra che infiamma la Libia e ai corrispondenti obblighi internazionali, o alle migliaia e migliaia di persone torturate negli ultimi anni in quel Paese, né a quelle annegate nel Mediterraneo centrale (in proporzione in numero sempre crescente, 2.100 nel solo 2018) in fondo al mare”, hanno risposto ieri gli attivisti di Mediterranea.

“Forse dovrebbero parlarsi tra ministeri – continua la nota – la ministra della Difesa italiana ha appena affermato infatti che ‘con la guerra non avremmo migranti ma rifugiati e i rifugiati si accolgono‘. Oltretutto, nelle considerazioni introduttive della direttiva in questione si leggono una serie di slogan di propaganda, oltre che un elenco di bugie, peraltro relative a eventi al momento sotto l’attenzione della Procura di Agrigento nel corso dell’indagine che ci riguarda e che abbiamo accolto offrendo tutta la nostra collaborazione. Sappiamo infatti di avere sempre rispettato i diritti e il diritto, cosa che i governi europei, e il nostro in particolare, dovrebbero cominciare a fare in relazione a quanto avviene nel Mediterraneo Centrale”.

Nel suo provvedimento, il Viminale riprende alcuni vecchi luoghi comuni smentiti da fatti e studi. Secondo il Ministero degli Interni, infatti, la presenza stessa della Mare Jonio incentiverebbe la partenza di barconi, nei quali potrebbero annidarsi terroristi o persone che possono mettere a rischio la sicurezza nazionale.
“I terroristi solitamente non viaggiano su barche che in un caso su tre affondano – continua Mediterranea – ma hanno ben altri mezzi per spostarsi”.

In ogni caso, gli attivisti fanno sapere di non aver ricevuto alcuna informazione formale che dicesse loro di interrompere le operazioni e che, quindi, proseguiranno attenendosi alle leggi del mare e del diritto internazionale.

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