Gli appartamenti dell’ex Istituto Santa Giuliana, un edificio ecclesiastico di proprietà della Chiesa della Congregazione delle Suore Mantellate Serve di Maria, in via Mazzini a Bologna, sono ora in vendita a partire da 430mila euro. Lo denuncia Adl Cobas, ricordando l’occupazione abitativa dell’ottobre 2023 del collettivo LUnA (Laboratorio universitario di autogestione), ribattezzata “In/Out, dentro la città, fuori dal mercato”.
L’epologo mostra come la città di Bologna sia sempre meno accessibile e metta in forte pericolo il diritto all’abitare.
Da studentato a appartamenti di lusso: la vicenda dell’Istituto Santa Giuliana
L’Istituto Santa Giuliana delle suore mantellate fu sgomberato a ottobre del 2023, mentre ospitava studenti, lavoratori e migranti che non avevano un posto in cui stare e che altrimenti sarebbero stati costretti a dormire in strada.
Lo sgombero fu violento e portò all’allontanamento dalla città di 6 attivisti con misure cautelari, poi trasformate in obbligo di firma per oltre 5 mesi, 12 denunce e il ferimento di una studentessa.
Con 7 piani e quasi 90 camere disponibili, l’Istituto dopo lo sgombero rimase disabitato. «Nonostante la mancanza di mediazione ci era stato assicurato che almeno l’uso a studentato sarebbe stato mantenuto – racconta ai nostri microfoni Damiano Borin di Adl Cobas Emilia Romagna – Poi noi avevamo preoccupazioni sulla tipologia di studentato perché, come sappiamo, molti di questi si rivolgono esclusivamente a fasce ricche, ma comunque sarebbe stata una soluzione più adeguata». Ora, invece, gli appartamenti si possono trovare sugli annunci immobiliari online, a cifre altissime, e «l’immobile è andato in mano alla completa speculazione».
Si tratta dell’ennesimo complesso immobiliare di lusso, in una città colpita più di altre dall’emergenza abitativa e in cui le stanze per studenti arrivano a costare 700 euro al mese.
«Un altro grosso pezzo di città a disposizione esclusiva dei ricchi» spiega in una nota Adl Cobas, che sottolinea anche la recente chiusura del tavolo sfratti da parte di Governo e Prefettura, segnale di disinteresse verso qualsiasi politica abitativa.
Bologna è ormai «una città che va sempre di più in direzione di espulsione di diverse categorie, non solo le fasce più povere, ma anche migranti con contratti a tempo indeterminato che sono in Italia da anni, a cui non viene garantito un tetto, e studenti e lavoratori fuorisede costretti a tornare a casa perchè non riescono a pagare l’affitto», ci spiega Borin. Sottolinea anche, ricordando l’episodio dello sgombero, «la crescente impossibiltà di protestare e manifestare il proprio dissenso, che sono le basi per una democrazia liberale».
ASCOLTA L’INTERVISTA A DAMIANO BORIN:







