Per il progetto “Arte in Agenda”, fino al 10 gennaio 2016 al Palazzo Magnani di Reggio Emilia, esposizione delle opere “Ascensione di Isotta” di Bill Viola e “Santa Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli” di Giovanni Lanfranco. Opere di artisti molto distanti nel tempo ma vicini a livello compositivo e semantico.

La Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia presenta, dal 17 ottobre 2015 al 10 gennaio 2016, la quarta edizione di “Arte in agenda. A tu per tu con…”. L’appuntamento con la mostra “Eterne visioni tra presente e passato”  vede il dialogo di due opere lontane nel tempo ma con molti punti in comune: l'”Ascensione di Isotta” – la forma della luce nello spazio dopo la morte – di Bill Viola (2005) e la “Santa Maria Maddalena Portata in cielo dagli angeli”  del maestro emiliano Giovanni Lanfranco (1605). L’esposizione è resa possibile dalla collaborazione tra Palazzo Magnani e due prestigiose Istituzioni italiane, il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli e Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli-Torino.

Le due opere sono legate da un filo rosso che connette l’arte contemporanea alle radici, ovvero la storia dell’arte attuale a quella del passato. Il collegamento si presenta sia dal punto di vista semantico che da quello compositivo. Forse grazie all’origine italiana della sua famiglia e alla sua permanenza tra Los Angeles e il nostro paese, i soggetti, la postura e i panneggi dell’artista contemporaneo di video art Viola ricordano le pale d’altare di altre epoche, soprattutto quella rinascimentale. Viola sceglie la storia di Isotta che si dona alla morte come modo per coronare il suo sogno d’amore con Tristano. Allo stesso modo la Maddalena di Lanfranco si abbandona all’estasi divina e si dona all’amore sacro.
Il legame indissolubile tra la dimensione spirituale e materiale emana dalle due immagini condensandosi in una tensione emotiva profonda.

Viola ha un percorso originale: le sue sperimentazioni video, basate sul gioco di suoni e immagini, hanno trovato una loro strada nel linguaggio del passato e dell’arte sacra. In lui c’è molta spiritualità, attenzione agli aspetti emotivi nascosti nella realtà; egli cerca di rendere visibile l’invisibile. La sua opera è di proprietà della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, in comodato presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli-Torino. Presentata attraverso un monitor al plasma di ampie proporzioni, vediamo l’immagine misteriosa di un mondo fluttuante, rischiarato soltanto da un fascio di luce e improvvisamente scosso dalla presenza di un corpo femminile. Questo corpo, liberato da ogni traccia di pesantezza terrena, ascende, lasciando dietro di sé una scia luminosa. Nella video-installazione di Viola sono rintracciabili evidenti tracce dell’iconografia dell’arte cristiana del Rinascimento e del manierismo.

Il capolavoro di Lanfranco proviene invece dal Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli ed è un’opera di estrema modernità. La composizione si fonda sul contrasto tra il nudo terreno della Santa sorretta da alcuni putti e il cielo dominato da forti contrasti chiaroscurali e da fredde tonalità di colore. Vi troviamo la dimensione ultraterrena unita a un’esplicita presenza nel mondo. L’artista affronta la sfida di rendere il movimento, di rappresentare un’azione che sottende lo scorrere del tempo nell’avvicinamento dell’uomo al divino.

Per l’occasione sarà pubblicato il saggio inedito “Un pittore per il nostro tempo: Bill Viola” a firma di Salvatore Settis. Martedì 17 novembre alle ore 18.30, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, lo stesso Settis terrà una lectio su Bill Viola per la Fondazione Palazzo Magnani. Questo saggio, sicuramente un valore aggiunto al progetto e in linea con il suo obiettivo, cerca di dimostrare che l’arte contemporanea non è un prodotto dell’oggi legato all’inventiva estemporanea dell’artista. L’arte non è qualcosa che prescinde da ciò che è avvenuto prima, ma è importante conoscere attraverso il riconoscere.

Claudia Serra

Ascolta l’intervista alla curatrice della mostra Federica Franceschini