Una critica netta alle politiche ambientali e sociali della Regione Emilia-Romagna e la richiesta di un cambio di rotta. La Rete Emergenza Climatica Ambientale (Reca) e l’Assemblea Movimenti Ambientalisti e Sociali (Amas) tornano a farsi sentire e annunciano una nuova mobilitazione itinerante che attraverserà l’Emilia-Romagna nei prossimi mesi.
La carovana, intitolata “Emilia-Romagna, diritti e rovesci”, prenderà il via l’11 aprile da Piacenza, con un focus sul consumo di suolo, e si concluderà a Bologna il 13 e 14 giugno con un convegno finale. In ogni tappa, spiegano gli organizzatori, verranno messe in evidenza le principali vertenze ambientali e sociali dei territori, con un’analisi critica delle politiche locali.
“Diritti e rovesci”, in Emilia-Romagna parte una carovana ambientalista
«In questa regione ci sono molti “rovesci” ambientali e sociali – denuncia Corrado Oddi, portavoce di Reca – e chiediamo una svolta profonda, perché le attuali politiche non funzionano». Gli attivisti lamentano anche la mancata partecipazione al confronto sull’aggiornamento del Patto regionale per il lavoro e per il clima: «Non siamo stati coinvolti, probabilmente perché non lo abbiamo firmato nel 2020».
Tra le principali contestazioni, la distanza tra gli obiettivi dichiarati e le scelte concrete. «Si parla di energie rinnovabili, ma si è realizzato il rigassificatore a Ravenna. Si difendono i beni pubblici, ma si continua a privatizzare l’acqua», sottolinea Oddi.
Critiche anche alla proposta di legge regionale sulle aree idonee per gli impianti fotovoltaici. Secondo i movimenti, pur recependo una normativa nazionale, la Regione avrebbe margini per orientare diversamente le scelte: «Invece dei terreni agricoli, si dovrebbero privilegiare tetti e parcheggi per l’installazione dei pannelli», rimarca l’attivista, evidenziando come siano state presentate osservazioni al testo, ma senza grandi aspettative.
Sul piano sociale, gli attivisti mettono in discussione il modello di sviluppo regionale. «L’Emilia-Romagna è considerata un’eccellenza, ma in realtà emergono criticità evidenti: aumenta la povertà, peggiorano le condizioni di lavoro e la sanità è in sofferenza – sostiene Gianni De Giuli del comitato Besta – Questo modello va ripensato e rovesciato».
Nonostante le critiche, i movimenti escludono un impegno diretto nelle prossime elezioni comunali di Bologna. «Non abbiamo in mente una proposta elettorale – chiarisce De Giuli – anche se il tema è aperto. Le mobilitazioni nei quartieri hanno già dimostrato di poter ottenere risultati concreti».
Tra gli esempi citati, la vertenza legata al Don Bosco, indicata come prova dell’efficacia delle iniziative dal basso. Restano però forti preoccupazioni per alcuni progetti urbani, come quello del Museo dei bambini al parco del Pilastro: «Rischia di compromettere un’area verde pubblica senza un reale ascolto dei cittadini», evidenzia l’attivista.
I timori si estendono anche ad altre zone della città, come l’area del Lazzaretto, dove gli attivisti temono nuovi interventi con impatti ambientali significativi.
«La nostra priorità resta la mobilitazione sociale – conclude Oddi –. Amas e Reca nascono per costruire rappresentanza dal basso. Le scadenze elettorali verranno, ma il nostro ruolo è prima di tutto quello di dare voce alla società».
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