Torna “La violenza illustrata”, l’unico festival italiano che riflette e diffonde cultura contro la violenza sulle donne. L’accoglienza è il filo conduttore della nona edizione, che si svolge tra le incertezze sulle risorse e una certa disattenzione del governo sul problema.

La Violenza illustrata torna a Bologna

Può esserci un finale positivo nelle storie di violenza sulle donne ed è possibile se le vittime chiedono una mano. È questo il messaggio lanciato dalla nona edizione del festival “La violenza illustrata“, organizzato dalla Casa delle Donne di Bologna nel periodo attorno al 25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza di genere.
Il messaggio è racchiuso nel sottotitolo “Happy hand“, un gioco di parole che accompagnerà le iniziative organizzate dal 4 novembre al 6 dicembre ed incentrate sul tema dell’accoglienza.
Più di 30 eventi tra teatro, cinema, letteratura, mostre e convegni che prenderanno in esame tutti gli aspetti connessi alla violenza: dagli aspetti legislativi a riflessioni sul linguaggio, da focus sul femicidio a testimonianze di attivismo maschile contro la violenza, fino alla riproposizione del partecipato sciopero delle donne, andato in scena per la prima volta l’anno scorso (il programma completo qui ).

Dopo il clamore e l’attenzione dati al tema della violenza sulle donne durante la breve esperienza del governo Letta, ora la politica sembra scontentare chi lavora in associazioni e centri antiviolenza. “Non sappiamo ancora come sarà il Piano Nazionale Antiviolenza che il governo ha promesso di emanare in novembre – si legge nella presentazione ufficiale del festival – ma sappiamo che non è stato costruito insieme alle tante donne che praticano l’accoglienza ogni giorno nei centri antiviolenza”. Una critica che l’assessora provinciale Gabriella Montera sintetizza osservando che nel governo manca un ministro alle Pari Opportunità.
La preoccupazione di fondo riguarda l’approccio del costruendo sistema integrato che per la Casa delle Donne deve mantenere “al centro l’autodeterminazione della donna, garantendole la libertà di scelta del percorso da intraprendere, considerando prioritaria la sua protezione e quella dei minori, rispettando le decisioni relative alla costruzione di un suo nuovo progetto di vita”.

I dati sulle donne che si rivolgono al centro bolognese, da un lato testimoniano l’emersione del fenomeno, con il maggiore coraggio delle vittime nel denunciare gli abusi, dall’altro sottolineano lo sforzo delle operatrici, che si confrontano con risorse economiche ferme al palo da diversi anni.
Sono 534 le persone che si sono rivolte alla Casa delle Donne per la prima volta fino al 31 ottobre del 2014. Un dato in linea con le 665 unità del 2013.
Qualcosa di positivo, però, negli ultimi anni c’è stato. “Le istituzioni hanno imparato a non negare più la violenza, a non minimizzarla, a riconoscerne la gravità, ad ascoltare la voce delle donne in difficoltà, ad allearsi con loro contro chi la esercita, e soprattutto a parlarne, a diffondere una voce sempre più competente e informata”.

Articolo precedentePremio Maccio Capatonda 2011, cinema alla radio
Articolo successivoNon c’è pace per i centri sociali: ora rischia Vag61