L’annuncio del Ministro degli Interni Alfano sulla prossima chiusura dell’operazione Mare Nostrum ha messo in allarme le principali organizzazioni non governative, tra cui Amnesty. Con l’avvio di Triton, la nuova operazione di frontiera di Frontex, il rischio è di avere “un numero di morti in mare ancora maggiore”.

Da un lato il direttore di Frontex, Gil Arias Fernandez, secondo cui “Triton non può sostituire Mare Nostrum”, dall’altro il Ministro degli Interni Angelino Alfano, a sostenere che “Le due operazioni non convivranno. D’accordo col premier Renzi, in uno dei prossimi Consigli dei ministri delibereremo la chiusura di Mare Nostrum”. L’avvio di Triton, nuova operazione di Frontex per pattugliare le frontiere, è avvolto da parecchia confusione. Quel che è certo, per il momento, è che dal prossimo 1 novembre, data di inizio di Triton, l’operazione di ricerca e soccorso di Mare Nostrum cesserà. Questa è l’intenzione del governo, nelle parole di Alfano, il quale oltre a sconfessare il direttore di Frontex contraddice lo stesso premier Renzi, che solo qualche settimana fa aveva dichiarato che Mare Nostrum non aveva motivo di interrompersi e sarebbe continuata “finché non ci sarà un impegno dell’Unione Europea uguale o se possibile superiore”.

Se il maggior impegno dell’Europa si chiama Triton, e se esso rappresenta il risultato ottenuto da Renzi come presidente di turno del semestre europeo, c’è ben poco da rallegrarsi. L’operazione Triton, infatti, non nasce con le stesse prerogative di Mare Nostrum, ossia di ricerca e salvataggio in mare, ma si limiterà a pattugliare le frontiere fino a 30 miglia dalle coste italiane. “È una porzione di mare assolutamente insufficiente – avverte Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International – che lascia scoperto quel vasto tratto di Mediterraneo nel quale sono avvenute le ricerche e i soccorsi di Mare Nostrum”. Inoltre, continua Noury “le risorse economiche annunciate dall’Europa sono del tutto insufficienti, si parla di un terzo di quello che costò Mare Nostrum all’Italia”.

La decisione di chiudere Mare Nostrum ha suscitato la preoccupazione di Amnesty e di altre organizzazioni che si battono per i diritti umani: “Il timore – spiega ancora Noury – è che si ritorni al periodo pre-Mare Nostrum, con un numero di morti in mare maggiore e un’incapacità di svolgere operazioni di ricerca e soccorso in maniera adeguata”. Circa centomila i migranti soccorsi in mare durante l’anno in cui è stato in vigore Mare Nostrum. Uno sforzo che, tuttavia, non è stato sufficiente ad evitare che dall’inizio dell’anno oltre 3000 persone perdessero la vita in tragici naufragi. Il che testimonia ancora una volta la necessità che operazioni di questo tipo siano rafforzate ed estese a tutto il Mediterraneo. Triton però va nella direzione opposta: quella dell’esclusivo controllo delle frontiere e dei confini, volontà che emerge lampante con l’operazione Mos Maiorum  in corso in questi giorni. “L’Italia vuole chiudere Mare Nostrum e non interessa come verrà sostituita – commenta amaramente Noury – Abbiamo scritto a Renzi e Alfano chiedendo che Mare Nostrum non termini finché l’UE non metterà a disposizione un’iniziativa di ricerca e soccorso quantomeno equivalente a Mare Nostrum. Fare diversamente – avverte Noury – significherà avere un numero altissimo di morti in mare“.