Alla Noce, una zona periferica del quartiere Navile a ridosso di Trebbo di Reno, dal 2023 non c’è un monitoraggio della qualità dell’aria. Eppure nel rione c’è una zona industriale con aziende che producono bitume e relative emissioni, oltre ai sorvoli a bassa quota degli aerei in decollo dall’aeroporto Marconi. Tradotto: emissioni di polveri sottili, in particolare PM10, traffico e rumori.
«Ce ne accorgiamo dal sedime che ci troviamo in casa e dagli odori acri che sentiamo ogni giorno», sottolinea ai nostri microfoni Claudio Voci, esponente del neonato Comitato Noce che ha sollevato il problema.

L’inquinamento alla Noce e il mancato monitoraggio: la denuncia del comitato

La storia che riguarda la Noce è anche una storia di promesse mancate. Secondo il comitato, in campagna elettorale per il suo primo mandato nel 2011 l’ex sindaco Virginio Merola aveva promesso di delocalizzare la zona industriale, in particolar modo le industrie di bitume presenti.
Oggi, dopo la presa di parola del comitato, la questione dell’inquinamento alla Noce è diventata anche un caso politico, con i Verdi che hanno attaccato l’Amministrazione e Coalizione Civica che chiede un’udienza conoscitiva.

La presidente del Navile, Federica Mazzoni, ha sostenuto che il Quartiere abbia chiesto più volte ad Arpae se i monitoraggi in quella zona si stanno effettuando e di avere eventualmente gli esiti, ma di non aver avuto risposta.
In realtà la risposta è arrivata ieri dalla stessa Arpae: non c’è un monitoraggio in corso in quella zona della città. Non c’è mai stata una colonnina fissa, ma in passato sono state fatte campagne di misurazione della qualità dell’aria. Solo che l’ultima risale al 2023.
«Noi non vogliamo solo le medie, ma i valori delle emissioni giorno per giorno», sottolinea Voci.

Il problema sollevato è anzitutto un problema di salute. «Alla Noce vivono molti anziani e soprattutto grandi anziani, sopra i 75 anni, che sono le persone con più fragilità – sottolinea l’esponente del comitato – Sappiamo che in queste condizioni si può generare un problema cardiocircolatorio».
Non è un caso, quindi, che venga richiesta un’indagine epidemiologica sulla zona, che sarebbe uno strumento che può monitorare in modo scientifico l’impatto prodotto dall’inquinamento.
«Il problema non è solo nostro – mette in guardia Voci – perché sappiamo che esiste il vento».

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