Sono cominciate ieri le elezioni indiane. Poche le possibilità per il Partito del Congresso di Sonia Gandhi. Assoluto favorito Narendra Modi, leader del partito nazionalista indù. Le elezioni in tutti gli stati del subcontinente si concluderanno il 12 maggio.

Dopo decenni, il Partito del Congresso potrebbe cedere il potere ai nazionalisti indù del Bjp. Sembrano queste le prime indicazioni provenienti dall’India, che ieri ha iniziato la lunga sessione delle elezioni politiche. Il partito di Sonia Gandhi, non sembra avere molte possibilità, additato da più parti come inefficace nel contrasto all’arresto della crescita che la locomitiva indiana ha registrato negli ultimissimi anni.

Il nuovo primo ministro, con ogni probabilità, sarà Narendra Modì, del partito nazionalista Bjp a forte trazione religiosa indù. Modì, che si è presentato come uomo della provvidenza, rischia, però, d’incrinare il difficile equilibrio tra le varie comunità religiose presenti nel subcontinente. Pur non essendo ancora mai stato condannato, infatti, il futuro premier è indicato come il responsabile del pogrom di musulmani ( i morti furoni 2000) avvenuto nel 2002 nello stato del Gujarat, dove Modi ricopriva la carica di chief minister.

Il leader nazionalista si è presentato come campione del capitalismo, capace di attrarre investimenti stranieri. Dal punto di vista prettamente economico, il Gujarat governato da Modi, conosce una crescita ben più robusta del resto del paese.

Mettendo da parte i parametri economici, l’India rischia di ritrovarsi un premier dal piglio decisamente dittatoriale con una forte tendenza, come detto in precedenza, alla disgregazione tra le comunità.

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