Si dice che per comprendere meglio il presente sia necessario guardare al passato, almeno questa è la lezione che ci tramanda la Storia. Ebbene i motivi delle situazioni politiche attuali in Italia vanno forse ricercati nel clima degli anni di piombo. E il contesto politico, si sa, si riflette poi nelle forme d’arte. È infatti nel ’77 che tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna (è di difficile collocazione), nasce il punk.

A fare un’analisi molto attenta della genesi del punk in tutte le sue forme e tendenze è la giovane autrice Alessia Masini con il suo saggio “Siamo nati da soli. Punk, Rock e Politica in Italia e in Gran Bretagna (1977-1984)“, edito da Pacini e presente all’interno della collana di storia contemporanea “Le ragioni di Clio”.
Ricercatrice presso l’Università di Macerata, Alessia Masini studia la popular culture e il rapporto tra giovani e politica in età contemporanea, collabora con Rai Storia (Passato e Presente) ed è autrice del programma Vanloon (Radio Città Fujiko).

Perchè proprio il punk? Negli anni ottanta il punk era una forma d’arte, un simbolo globale di ribellione giovanile: un fenomeno culturale complesso, che ha avuto importanti implicazioni politiche, tanto da diventare un nuovo circuito dell’attivismo giovanile e dell’impegno dopo il declino della “stagione dei movimenti”.

Fondato su un ampio ventaglio di fonti, il libro analizza origini e sviluppi del punk e lo colloca nelle sue reti transnazionali di produzione e mobilitazione: quell’esperienza diventa un osservatorio capace di restituire in modo originale le più ampie trasformazioni culturali e politiche del tempo, con particolare attenzione al caso dell’italia e della Gran Bretagna.

Attraverso il saggio si ripercorrono le storie dei più celebri gruppi musicali punk della scena britannica (Sex Pistols, Clash, Crass), gli eventi che maggiormente hanno caratterizzato il loro percorso musicale, il rapporto dei giovani con le istituzioni, la scena punk a Bologna (Skiantos, PunKreas, Raf Punk, Nabat), il ruolo dei media, l’influenza nel mondo dello spettacolo e della moda.

Perchè il punk è stato molto più di un genere musicale: è stato un’attitudine, uno stile di vita, un vero e proprio movimento attivista. “È stato”, sì, perchè “Punk is dead e dead deve rimanere”, afferma Helena Velena dei Raf Punk.
Per svolgere il lavoro su Bologna è stata aiutata da Laura Carroli dei Raf punk, memoria storica di quel periodo, e fondamentale è stato il lavoro sulle fonti scritte, principalmente sulle cosiddette “fanzine” dell’epoca. Un libro che deve tanto a Piervittorio Tondelli, che con “Altri libertini” è stato capace di fornire un ritratto dei giovani negli anni ’80 e del loro rapporto con la politica.

Carlotta Curti

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