La premier Giorgia Meloni ha annunciato la presentazione in Consiglio dei Ministri di un provvedimento normativo che vuole vietare l’utilizzo del burqa e del niqab all’interno delle scuole. La proposta è stata lanciata durante la festa di Gioventù Nazionale, accompagnata dall’introduzione del numero massimo di studenti stranieri per classe e dell’obbligo di imparare l’italiano per i genitori di studenti stranieri con problemi di inserimento scolastico, e motivata affermando che «non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano i bambini italiani perché sono diventati la minoranza».
Burqa e niqab, le normative in Italia e in Europa
La proposta di Meloni si inserisce in un iter istituzionale già avviato nei mesi precedenti: ad agosto il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha presentato un emendamento al disegno di legge sulla sicurezza in merito al velo integrale. Anche il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, a fine luglio ha proposto una risoluzione contro il velo integrale in commissione Cultura della Camera, approvata con i voti del centrodestra dopo una riformulazione chiesta dal Governo.
A marzo la Lega ha presentato un disegno di legge per modificare l’articolo 5 della legge Reale, introdotta durante gli anni di piombo per vietare il travisamento nei luoghi pubblici, con l’obiettivo di introdurre un nuovo reato per la costrizione all’occultamento del volto, punito con la reclusione da 1 a 2 anni, multe da 10mila a 30mila euro e come causa ostativa per la concessione della cittadinanza.
In Europa la regolamentazione sull’occultamento del volto è stata adottata da diversi stati membri: prima di tutti la Francia, che ha introdotto già dal 2011 il divieto assoluto di celare il volto nei luoghi pubblici, seguita dal Belgio, dalla Bulgaria, che vieta il velo integrale nelle istituzioni statali, amministrative ed edicative, dall’Austria, dove alle studentesse è vietato portare all’interno delle scuole un velo che “copra il capo secondo le tradizioni islamiche” fino al compimento dei 14 anni, dalla Danimarca, dai Paesi Bassi, dalla Svizzera e dal Portogallo.
I diversi tipi di veli e le criticità della proposta della Meloni
L’utilizzo del velo tra le donne musulmane non sempre è legato a una forma di oppressione, quanto più a una forma di espressione culturale di femminilità: ne esistono di diversi tipi e sono legati all’area di appartenenza geografica e all’aspetto religioso. E soprattutto in molti contesti non c’è alcun obbligo di indossarlo.
Nel suo intervento, Giorgia Meloni ha parlato di burqa e niqab: il primo, tipico dell’Afghanistan, è una veste integrale di colore azzurro che copre tutto il corpo e include una retina semitrasparente all’altezza degli occhi, il secondo, diffuso in Egitto e nel Vicino Oriente, è un velo nero che copre interamente il volto, lasciando scoperta solo una fessura per gli occhi.
In Iran è tipico invece lo chador, un velo generalmente nero che copre capo e spalle ma lascia scoperto il volto.
Diffuso in tutti i paesi islamici e comune anche in Occidente è l’hijab, il foulard che copre i capelli e il collo della donna lasciando scoperto il viso: nel Corano la parola viene utilizzata in maniera generica, oggi indica la copertura minima prevista dalla shari’a per l’uomo e soprattutto per la donna musulmana. Questa copertura prevede, oltre al capo, anche l’utilizzo di abiti che celino le forme del corpo.
Le criticità alla proposta della premier arrivano sia in merito all’inclusione di tutti gli alunni all’interno degli istituti e alla libertà religiosa, ma anche in merito alla diffusione dei veli citati nell’intervento: in Italia la percentuale di donne musulmane che indossano burqa e niqab è infinitesimale, e si abbassa ancora di più tra le aule scolastiche.
«Io la trovo una cosa ridicola, perché in Italia la percentuale di bambini stranieri non è così tanto alta – ha detto ai nostri microfoni Hajiba Redouane, mediatrice culturale – il burqa è impossibile che venga portato dalle bambine, qualcuna copre il capo ma non credo sia un problema per la scuola. Ci sono due prove che la vita ci ha messo davanti: la chemioterapia, che ha costretto tantissime donne a mettersi il velo, e il covid, che ci ha costretti tutti a coprire il viso. Eppure il mondo è andato avanti lo stesso. Sono due cose per proteggere il benessere della persona, questa è solo propaganda, non credo che gli italiani siano così stupidi da caderci».
ASCOLTA L’INTERVISTA A HAJIBA REDOUANE:







