Il governo Meloni utilizza lo strumento del decreto legge per accelerare la costruzione della base militare nel Parco di San Rossore all’interno della tenuta Coltano, in provincia di Pisa. Nel 2022, durante il governo Draghi, l’ipotesi della costruzione delle mega base aveva mobilitato moltissime realtà toscane e non solo portando ad una manifestazione con oltre 10mila persone. Il decreto legge mobilita associazioni ambientaliste e antimilitariste, unite contro il progetto.

I fondi del governo per la base militare: ripartirà la protesta

«Quando due anni fa abbiamo scoperto questo progetto, ci siamo mobilitati subito tramite il comitato “No base né a Coltano né altrove”» esordisce Francesco Auletta, consigliere comunale a Pisa e attivista del comitato No Base. Il progetto trasformerebbe la provincia pisana nel più grande polo logistico per la guerra in Italia, perché a pochi passi da dove dovrebbe sorgere la base c’è già un aeroporto militare e la base di Camp Darby.
Il progetto iniziale della base di Coltano aveva una previsione di spesa di 190 milioni di euro recuperati dal fondo di coesione sociale, ma attraverso le denunce del comitato No base queste risorse vennero tolte. Oggi il governo Meloni stanzia una prima tranche di finanziamenti, 20 milioni di euro, che vengono presi dalle risorse del Ministero delle Infrastrutture «rubandole al lavoro, alla casa, viene cancellato il fondo per la morosità incolpevole ma si utilizzano per far crescere la spesa militare ancora una volta», sottolinea Auletta.

Uno degli elementi più contestati del progetto riguarda la collocazione che la base dovrebbe avere, ovvero il parco di San Rossore, un’area naturale protetta: «la cosa più scandalosa a riguardo è che il progetto della base viene proposto dal presidente dell’ente del Parco, con la piena complicità del presidente della regione Eugenio Giani, del Partito Democratico e del sindaco di Pisa Michele Conti, della Lega». Alla luce di questo fatto il comitato No Base ha chiesto le dimissioni del presidente dell’ente parco Lorenzo Bani. 
Ovviamente, a livello ambientale la costruzione di un progetto del genere ha un impatto gravissimo: «siamo ad un ribaltamento di quelle che dovrebbero essere le politiche a tutela del parco, lo abbiamo denunciato insieme alle associazioni ambientaliste perché compensare con nuove piantumazioni non è abbastanza e non cambia la devastazione che andrebbe a crearsi», continua Auletta.

Le speranze per il futuro però rimangono alte, perché Auletta sottolinea come: «non ci sia ancora un progetto, né un cantiere, per il momento sono solo stanziati quei 20 milioni e dunque la partita è apertissima ed è una grande battaglia di carattere nazionale. Il nostro comitato è stato capace di grandissime sinergie che hanno portato diecimila persone in piazza a Coltano due anni fa, ma anche alla manifestazione “fermare l’escalation” dello scorso autunno. Noi siamo convinti che la capacità di far convergere ambientalismo, antimilitarismo e pacifismo sia la strada opportuna e l’unica strada possibile. Il messaggio che noi mandiamo al presidente Meloni, al presidente della Regione e al sindaco di Pisa è che la base non verrà fatta né a Pisa né in nessun altro luogo» conclude Auletta.

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