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Quando il pedale diventa l’ultima ancora di salvezza in un naufragio autunnale

Ore 16,30, curva di via Casaglia


Sabato 10 ottobre, hanno bloccato la strada di casa per una manifestazione sportiva, ma non è un problema visto che piove e non sembra smettere: dove posso mai andare con questa umidità e questa tristezza ?
Ho già mangiato a pranzo, o letto un po’, mi sono anche assopito, ho sgranocchiato tre biscotti, due crackers e l’ultima fetta di torta, ho anche provato ad accendere la tv ma l’ho subito spenta, mi son fatto l’ennesimo caffé e mi chiedo come arrivare a sera, quando …
sento uno strano brusio fuori dal cancello, una sirena, poi un lampo di luce blu ferisce l’uggioso grigio dell’aria.
Sta arrivando la corsa di biciclette, perchè oggi è il giorno del Giro dell’Emilia, quello che più volte sale il colle della Guardia e ne scende altrettante per via Casaglia.
Moto imbandierate, auto imbiciclettate, perfino qualcuno del pubblico ad assistere sotto gli ombrelli. Il tutto in un pomeriggio sbadiglioso e in una Bologna rinchiusa dietro le finestre d’autunno. Una scena da marziani. Eppure in tanto panorama indistinto c’è qualcosa di magico in questo rito anonimo del pedale, dove non so chi sia il primo e chi l’ultimo, nonostante gli inutili tentativi dello speaker di entusiasmare i pochi presenti ai bordi delle strade. Da un giro all’altro il gruppo si sgrana, l’auto “inizio corsa” tallona quella di “fine corsa”, i ritardatari vengono applauditi scambiati per quelli in fuga, tutto diventa quasi un girotondo sui colli di Bologna. Poi non passa più nessuno.: segno che la corsa è terminata. Uno ha vinto, tutti gli altri son rimasti dietro.
Chi? Davvero non lo so, lo leggerò domani su Stadio al bar.