L’incendio del Grattacielo di Ferrara diventa un caso nazionale: le senatrici Ilaria Cucchi (aVS) e Sandra Zampa (Pd) e la deputata Stefania Ascari (M5S) hanno presentato un’interrogazione parlamentare, sostenendo che la giunta comunale guidata dal leghista Alan Fabbri non abbia offerto il supporto adeguato alle famiglie sgomberate da tutte le torri dell’immobile, dichiarate inagibili dopo l’incendio alla torre B.

La vicenda del Grattacielo di Ferrara diventa un caso nazionale

Nella notte tra il 10 e l’11 gennaio scorso nel Grattacielo di Ferrara, una costruzione storica della città dove una cospicua fetta dei residenti è di origine straniera, si sviluppò un incendio nella Torre B. Le fiamme partirono da un quadro elettrico alla base dell’edificio, propagandosi verso dei locali limitrofi e sprigionando un denso fumo che ha reso necessario l’intervento dei soccorsi e l’evacuazione dell’edificio di 200 residenti.
Il Comune di Ferrara, guidato dal sindaco leghista Alan Fabbri, aveva inizialmente allestito un centro di accoglienza all’interno del Palapalestre, ma l’ospitalità durò solo una settimana, generando proteste da parte degli sfollati che non erano riusciti a trovare un alloggio alternativo e dall’opposizione di centro-sinistra. L’intervento delle associazioni aveva permesso a 40 persone di trovare riparo presso il doposcuola multietnico.

L’accoglienza limitata fu giustificata dal Comune con il pretesto che il Grattacielo si è una struttura privata e che quindi i residenti dovevano rivolgersi al mercato immobiliare per trovare un nuovo alloggio. La posizione della giunta fu ritenuta inaccettabile da parte dell’opposizione e delle associazioni, le quali già allora sostennero che il sindaco non stesse garantendo il diritto all’abitare dei suoi cittadini, lasciati a loro stessi nella scarsa disponibilità del mercato immobiliare.

Successivamente, però, ad essere sgomberate sono state anche le torri A e C su ordinanza del sindaco, dopo che è stata accertata la mancanza dei requisiti minimi di sicurezza legati all’impianto antincendio. Complessivamente le persone che hanno dovuto abbandonare le loro case sono 500.
Fabbri, sottolinea il centrosinistra, non ha mai convocato la situazione di emergenza, nonostante il regolamento delle case popolari di Ferrara – approvato dalla giunta tutt’ora in carica – preveda il diritto a una sistemazione nel caso in cui una casa sia stata oggetto di ordinanza di inabitabilità.

Lo stesso sindaco ha anzi parlato di “liberazione”, come se l’obiettivo di quelle ordinanze non fosse di mettere in sicurezza i residenti, ma di liberare il palazzo dai suoi abitanti, che sono perlopiù persone di estrazione sociale povera e di origine migrante.
La gestione della vicenda, dunque, ha creato un problema abitativo e sociale ed è per questa ragione che le parlamentari hanno presentato un’interrogazione per chiedere un intervento immediato da parte delle istituzioni per evitare che la situazione degeneri ulteriormente e prevenire una crisi sociale e sanitaria.

«Trovarsi senza una dimora è la condizione più drammatica nella quale ci si possa trovare a vivere. Non mi è mai capitato di leggere che un sindaco è contento di aver prodotto lo sgombero e quindi la condizione di senza fissa dimora per 500 persone – ha detto Zampa in conferenza stampa – Credo che dal punto di vista dello stato di diritto ci siano dei rilievi molto gravi. Certamente ci sarà il nostro massimo impegno per fare in modo che lo Stato si prenda carico come deve, e quindi faccia fronte ai propri obblighi adempiendo alla relazione corretta che uno Stato deve avere coi propri cittadini».

«E’ notizia proprio di questa notte che una famiglia, madre, padre e una bimba di 18 mesi sono stati ritrovati in macchina al freddo e senza una soluzione. Grazie al cuore di un abitante e ai carabinieri è stata gestita la situazione drammatica, ma altre persone sono sulla strada al freddo e al gelo con bambini.» ha raccontato Ascari.

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