Riparte il 27 ottobre il Festival Internazionale che da dieci anni porta a Bologna le esperienze artistiche più innovative sul tema dell’identità e dell’orientamento sessuale.

Evoluzione è la parola chiave del Gender Bender di quest’anno. Evoluzione intesa in un ottica darwiniana, ma non come sopravvivenza del più forte, bensì del più adatto. La capacità di cambiamento che si esprime non solo all’interno di una società nel suo complesso, ma soprattutto nell’esperienza personale del singolo individuo. In questo senso quindi l’attenzione viene posta anche sul fattore “tempo” e sul modo in cui il passare degli anni influisce sull’evoluzione dell’essere umano. L’ideatore del Festival, Daniele del Pozzo (che giovedì 25 sarà nostro ospite in radio), ha quindi incluso nella ricca programmazione cinematografica “Les Invisibles”,  un documentario che mostra con estrema sensibilità il tema dell’amore nella terza età, spesso rimosso dalle rappresentazioni tipiche del romanticismo. Sullo stesso tema anche “Meet the Fokkens”, in anteprima nazionale, che ripercorre inoltre la storia delle due gemelle sessantanovenni creatrici del primo sindacato delle prostitute di Amsterdam.

Saranno presenti numerose performance artistiche, anche in luoghi deputati solitamente a rappresentazioni più tradizionali, come l’Arena del Sole: un modo per mostrare come “Il linguaggio delle arti, miscelato con quello dell’ironia, sia la forma più efficace per smascherare la violenza dei pregiudizi”, afferma Massimo Mezzetti, assessore alla Cultura della regione Emilia-Romagna..

La particolarità del Festival risiede anche nel piano organizzativo. Come ricorda l’assessore alla Cultura, Alberto Ronchi, le istituzioni che sono state coinvolte infatti  non sono solo quelle classiche e non riguardano solo lil territorio provinciale: questo fa di Gender Bender un “modello di collaborazione e interazione tra le istituzioni, che rispecchia pienamente l’orientamento dell’amministrazione e che dovrebbe essere applicato anche ad ogni altra iniziativa culturale”. Sottolinea Ronchi l’intenzione di andare “contro il localismo, in modo da far ricoprire a Bologna il ruolo di capoluogo regionale che le compete”. La città sarà coinvolta anche tramite i numerosi flash mob del progetto “Oops!”: performance di massa aperte a tutti che si propongono di rendere il pubblico protagonista del Festival e la città intera il suo palcoscenico.

Un Festival che ha tuttavia anche una dimensione europea, avendo ricevuto il sotegno in particolare da parte di Olanda (sarà presente Peggy Olislagers, direttrice del Festival di Danza di Maastricht), Spagna e Croazia,  e che quest’anno ospiterà anche artisti provenienti da Israele. Molte saranno quindi le occasioni di confronto sul tema dei ruoli sessuali e dei diritti umani attraverso le esperienze artistiche di vari Paesi.

Gender Bender è promosso da Il Cassero, che ha una trentennale esperienza nel campo della promozione di progetti legati alle differenze di orientamento e identità sessuale. Vincenzo Branà, presidente del Comitato Provinciale Arcigay, si augura che il Festival possa coinvolgere veramente tutta la città, non solo chi è direttamente toccato da queste tematiche. Secondo Branà, i progetti come questo sono infatti una vera e propria “azione politica”, che non deve essere confinata nè in senso temporale,  nè in senso spaziale: la cultura LGBTQ inizierà in questi giorni ad attraversare la città, tentando di sostituire la paura e il pregiudizio, con la curiosità e l’ironia.

Alice Pelucchi