L’inflazione e il carovita mettono in ginocchio sempre più persone anche in Italia. Dalle famiglie che vedono aumentare le spese e restare ferme le entrate, agli studenti che si sono accampati contro i prezzi insostenibili che mettono in discussione il diritto allo studio. Fino al trasporto pubblico locale, che in Emilia-Romagna segnala un deficit a causa del caro carburante.
L’assenza di misure strutturali da parte del governo – che a inizio legislatura cancellò pure il reddito di cittadinanza – espone sempre più categorie sociali ed economiche ad un impoverimento. E quel che è peggio è che non ci sono prospettive per un’inversione di rotta.

Carovita e povertà: l’inflazione che corrode i bilanci familiari

L’aumento dell’inflazione, salita a settembre al 4,2% su base annua secondo le stime dell’Istat, si abbatte come una scure sulle fasce di popolazione più deboli. A guidare i rincari è soprattutto il comparto energetico, con un incremento del 22,3% su elettricità, gas e carburanti rispetto allo scorso anno.
Un’impennata che agisce come una vera e propria tassa regressiva, riducendo il potere d’acquisto dei salari e colpendo duramente chi già si trova in condizioni economiche precarie.

In Italia si contano oltre 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, suddivise in circa 2,2 milioni di famiglie. Di fronte a questa emergenza, l’Alleanza contro la Povertà lancia l’allarme e chiede risposte non più emergenziali, ma strutturali. Tra le sollecitazioni rivolte al Parlamento in vista della Legge di Bilancio figurano il potenziamento di una misura universalistica di sostegno al reddito, la riforma del welfare territoriale e il rafforzamento dei servizi sociali e comunali per contrastare la povertà energetica e proteggere preventivamente i nuclei più vulnerabili.
«Il passaggio dal reddito di cittadinanza ad una misura categoriale – sottolinea Antonio Russo, portavoce dell’Alleanza – ha tagliato fuori il 40% delle persone. Serve che in una situazione come questa si possa accedere a misure di sostegno al reddito».

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Carovita e studenti: le tende in piazza contro l’emergenza casa e il costo dello studio

Il carovita non risparmia il mondo universitario, dove l’emergenza abitativa rischia di trasformare il diritto allo studio in un privilegio per pochi. Oltre alle mobilitazioni milanesi, le tende di protesta sono comparse anche a Bologna, in piazza Scaravilli, piantate dai ragazzi dell’Unione degli Universitari.
A fare da innesco sono i costi insostenibili del mercato privato, con una stanza singola che sotto la Torre degli Asinelli sfiora in media i 585 euro al mese, a fronte di posti letto negli studentati pubblici ampiamente insufficienti: nella sola città emiliana oltre 2.000 studenti idonei rimangono esclusi dai benefici di ER.GO.

«Il tema del caro affitti è strettamente legato al diritto allo studio – sottolinea ai nostri microfoni Linda Zanini di Udu – perché affitti sempre più proibitivi impediscono di fatto a sempre più persone di potersi permettere la possibilità di studiare fuorisede e ciò crea o accentua disparità già esistenti». Tra spese quotidiane, bollette, trasporti e materiale didattico, gli studenti denunciano una situazione ormai insostenibile.
La mobilitazione bolognese insieme a quella di altre città prepara la manifestazione di sabato prossimo, 17 ottobre, a Roma intitolata “Il nostro tempo è ora”. Le parole d’ordine si scagliano contro il carovita e l’economia di guerra e rivendicano diritto allo studio e al futuro.

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Caro carburante e trasporto pubblico locale: i collegamenti del territorio sul filo del rasoio

A completare un quadro di forte tensione è la crisi che sta investendo il trasporto pubblico locale. In Emilia-Romagna, il caro-carburanti sta mettendo a rischio una fetta consistente dei collegamenti su gomma, portando le associazioni delle imprese private in subappalto — come Saca e Cosepuri, riunite nel coordinamento Caipet — a denunciare perdite stimate intorno ai 10 milioni di euro. Le aziende private, che garantiscono circa il 20% del trasporto locale tra bus scolastici, gite e linee di collegamento tra città e aree periferiche, viaggiano ormai sistematicamente in perdita a causa di costi non più sostenibili e di ristori statali ritenuti del tutto insufficienti.
Senza risposte immediate e interventi di sistema anche da parte della Regione, l’unica alternativa per i gestori sarà il taglio dei servizi o la riduzione delle frequenze. A farne le spese principali sarebbero soprattutto i residenti dei comuni dell’area appenninica e le tante fasce di pendolari che quotidianamente utilizzano i mezzi pubblici.

«Oggi – spiega Daniele Missiroli, coordinatore di Caipet – ogni chilometro che forniamo per il trasporto pubblico locale viaggia in perdita, una situazione non sostenibile a lungo. Il taglio delle accise? Per noi vale zero, e i ristori che ha messo finora in campo il Governo su 9,8 milioni di euro coprono solamente 700.000 euro a livello regionale».
In questa situazione, afferma ancora Missiroli, «non siamo più in grado di sostenere i servizi. Abbiamo artigiani e autisti che tutte le mattine si svegliano alle 4.30 di mattina per trasportare studenti e lavoratori e il sovracosto dovuto a tutte le contingenze che ci sono state non puo’ essere a carico loro».

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