Allarme del Sunia sull’emergenza casa a Bologna: gli affitti insostenibili stanno espellendo i lavoratori a basso reddito. Nel 2025 sono stati registrati 930 procedimenti di sfratto nella Città metropolitana, la cui maggioranza si concentra su Bologna. Tra gennaio e settembre 2026 i casi per morosità scendono a 374 e quelli per finita locazione a 192. La calo nel capoluogo e la tenuta nell’hinterland confermano lo spostamento dei disagi verso la periferia.
Di qui la conferma dell’espulsione dalla città che è in corso proprio a causa dell’insostenibilità degli affitti.
Città del lavoro o città del profitto? La speculazione edilizia e il costo dell’abitare stanno svuotando Bologna dai ceti popolari
Il report del Sunia analizza i dati relativi alle udienze per procedimenti di sfratto nella città metropolitana a Bologna nel corso del 2025. I Comuni presi in esame sono 54, e si distinguono due tipologie di procedimenti: morosità, quindi il mancato pagamento del canone, e la scadenza del contratto.
Bologna concentra da sola 446 procedimenti su 930, pari al 48% del totale metropolitano, a fronte di una popolazione che rappresenta il 38% dell’area. Dopo Bologna, i Comuni con il maggior numero di procedimenti sono Imola, San Lazzaro di Savena, Valsamoggia e Zola Predosa.
I dati che analizzano gli sfratti per finita locazione sottolineano come interi nuclei familiari in regola con i pagamenti si sono trovati costretti a lasciare le proprie abitazioni: si tratta di un sintomo della progressiva finanziarizzazione del mercato degli affitti, che determina l’espulsione dei ceti meno abbienti dal capoluogo. Questi casi sono spesso riconducibili alla volontà del proprietario di aumentare significativamente il costo dell’affitto o di riconvertire l’immobile alla locazione turistica breve.
Infatti i dati relativi agli sfratti del 2026 risultano più bassi rispetto al 2025, questo perché, secondo Sunia, chi doveva essere espulso è già stato espulso.
Sul fronte della morosità, i dati evidenziano l’inefficacia del protocollo per la morosità incolpevole: il numero esiguo di protocolli attivati rispetto ai soggetti in possesso dei requisiti di accesso dimostra il limite strutturale dello strumento, ovvero la necessità dell’assenso del locatore.
Il piano casa varato dal governo è stato ritenuto completamente insufficiente, in quanto toglie tutti i fondi per i protocolli di morosità incolpevole, permette l’ingresso dei fondi privati nell’edilizia residenziale pubblica e taglia i finanziamenti agli assistenti sociali, rimasti senza strumenti per poter gestire in maniera opportuna gli sfratti.
Per poter arginare l’emergenza abitativa, è urgente il ripristino del fondo per la morosità incolpevole – e che venga tolta la firma del proprietario per poter accedere ai protocolli – , un reale investimento nell’edilizia residenziale pubblica e il ripristino del tavolo sfratti, strumento costruito nel 2022 in seguito allo sblocco degli sfratti dopo il covid, che apriva alla possibilità, in determinati casi, di rientrare nell’immobile.
ASCOLTA L’INTERVISTA A DAVIDE RAMELLI DEL SUNIA:







