L’AI, cioè l’intelligenza artificiale, può essere una partner nella prevenzione degli infortuni sul lavoro. Le applicazioni in tal senso sono in costante sviluppo e implementazione e ciò che occorre è favorirne l’acquisto da parte delle aziende. È uno dei temi che verranno affrontati durante la prossima edizione di Ambiente Lavoro, il salone dedicato a salute e sicurezza sui luoghi di lavoro che si svolgerà alla Fiera di Bologna dal 10 al 12 giugno prossimi.
Ad anticipare alcune riflessioni ai nostri microfoni è Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e attualmente presidente dell’Osservatorio Nazionale Welfare e Salute e dell’Associazione Lavoro e Welfare.

Per prevenire gli infortuni sul lavoro si sta sviluppando un mercato che utilizza l’AI

Le morti e gli infortuni sul lavoro sono una grave piaga in Italia. Nel 2023 le persone che hanno perso la vita mentre lavoravano sono state 1041, mentre nel 2024 sono salite a 1090. Nei primi tre mesi del 2025 i dati sono ancora in peggioramento, con un aumento del 9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un trend in crescita, quindi, che necessita anche di strumenti nuovi per essere interrotto.
L’AI può essere una delle soluzioni messe in campo per aiutare lavoratori e aziende a prevenire gli infortuni sul lavoro e salvare vite. Ciò non è solo un’intuizione, ma è già realtà attraverso numerose applicazioni dell’intelligenza artificiale agli strumenti di sicurezza sul lavoro.

Ad occuparsi del tema è stata anche l’Ilo, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che lo scorso 28 aprile, in occasione della Giornata Internazionale per la Salute e Sicurezza sul Lavoro, ha pubblicato un rapporto che affronta il tema dell’AI come strumento di prevenzione degli infortuni sul lavoro.
«Il rapporto ci dice che ci sono molte opportunità e anche rischi – racconta Damiano ai nostri microfoni – Le opportunità le sto studiando a livello nazionale e mi sono reso conto che esiste un mercato in crescita, produttori di tecnologie digitali di intelligenza artificiale che hanno come obiettivo quello della salvaguardia della salute delle persone che lavorano».

Dal casco intelligente al badge di cantiere, dai microchip sui dispositivi di protezione individuale all’airbag di caduta fino alla segnalazione di incidente per uomo isolato o uomo a terra. Le applicazioni di AI per la sicurezza sul lavoro sono già numerose e in costante sviluppo.
Al momento i problemi, spiega l’ex ministro del Lavoro, sono di due tipi. Il primo riguarda la privacy, il secondo la creazione di un sistema comune.
«Se l’uomo domina le tecnologie è un conto, se è la tecnologia che domina l’uomo è un altro conto – semplifica Damiano – Bisogna evitare il tecnostress e l’invadenza della tecnologia e l’obiettivo deve essere quello della prevenzione, non quello della punizione e del controllo».

Il secondo tema riguarda il linguaggio utilizzato da ciascuna delle applicazioni di AI per prevenire gli infortuni sul lavoro. «Sarebbe opportuno collegare queste innovazioni in termini di sistema, come è stato fatto per i telefonini – sottolinea il presidente dell’Osservatorio Nazionale Welfare e Salute – Non possiamo avere software diversi per ciascuna di questa strumentazioni e non possiamo pretendere che un datore di lavoro abbia un’app per ogni strumento. Se non dialogano fra loro non si fa sistema».

Ulteriore nodo è quello delle risorse. Appurata l’utilità di strumenti che utilizzano l’AI per prevenire gli infortuni sul lavoro, occorre immaginare meccanismi di incentivazione al loro acquisto e introduzione sui luoghi di lavoro. «A mio avviso ciò va agevolato attraverso un utilizzo delle risorse dell’Inail, che risparmia molti miliardi ogni anno», propone Damiano.
Infine il ruolo del legislatore. Nel testo di legge di recepimento dell’AI Act europeo, licenziato dal Senato e ora in discussione alla Camera, l’utilizzo dell’AI per la sicurezza sul lavoro viene citato, ma sembra essere tenuto ai margini nell’articolo che distribuisce le risorse, in particolare un miliardo di euro in dotazione della legge, che si concentrano invece sulla cybersicurezza e sul 5G. «Non è possibile una dimenticanza di questo genere, spero che alla Camera ci sia una correzione», conclude Damiano.

ASCOLTA L’INTERVISTA A CESARE DAMIANO: