L’Istat diffonde i dati sulla disoccupazione ad ottobre, dove emerge che quella generale scende all’11,6 dall’11,7% ma solo per l’aumento degli inattivi, con 30mila posti di lavoro in meno rispetto al mese precedente. Cala leggermente anche la disoccupazione giovanile (36,4%), sempre per effetto degli inattivi, ma alcune testate titolano “Il tasso è ai livelli minimi dal 2012”. Una bufala smentita dai numeri: a settembre 2012 era più bassa di quella attuale, nel 2008 era al 20,5%.

Anche le statistiche sono diventate arma di propaganda, lo abbiamo imparato negli ultimi anni. Chi credeva che nei numeri si trovasse il massimo grado di oggettività ha dovuto fare i conti con il fatto che il sistema di calcolo fornisce o non fornisce alcuni elementi. Un esempio su tutti: il tasso di disoccupazione non indica solo e necessariamente l’aumento dell’occupazione, men che meno dell’occupazione stabile. Al contrario, se un disoccupato smette di cercare lavoro e diventa inattivo, paradossalmente il tasso di disoccupazione scenderà.

Basterebbe questo per indurre alla prudenza le testate giornalistiche del nostro Paese, specie in una fase come questa, contraddistinta dalla difficoltà delle persone dovuta alla crisi e da una campagna referendaria in cui sono stati fatti annunci e promesse che non hanno nulla a che vedere con il merito della riforma elettorale che andremo a votare, ma che la politica spesso usa, in un senso o nell’altro, a testimoniare la capacità o l’incapacità dell’attuale governo.

Spiace invece constatare che anche i più diffusi quotidiani nazionali prestano il fianco a questa strumentalizzazione. È il caso, ad esempio, del quotidiano la Repubblica che, dopo la diffusione dei dati Istat sull’occupazione, questa mattina ha titolato: “Istat, scende la disoccupazione giovanile. ‘Il tasso è ai livelli minimi dal 2012’“.
Un titolo che è piuttosto fuorviante e che non fa un bel servizio di informazione ai propri lettori. Vediamo perché.

L’Istat rivela che la disoccupazione generale ad ottobre 2016 è scesa di un decimale rispetto a settembre, dall’11,7% al 11,6%. Lo stesso istituto, però, precisa che il dato non comporta un miglioramento su base mensile dell’occupazione, dal momento che quello 0,1% è rappresentato dall’aumento degli inattivi.
La stessa cosa può dirsi per la disoccupazione giovanile, che il mese scorso si è attestata al 36,4%. Anche in questo caso, spiega l’Istat, per effetto dell’aumento degli intattivi.
La stessa cifra è stata registrata nell’ottobre del 2012, ma che non corrisponde alla media annuale di quell’anno, pari al 35,3%, e nemmeno al tasso del settembre 2012 (36%) o al 32,1% di gennaio 2012.

Il titolo trae ancor più in inganno se si considera qual era la disoccupazione giovanile all’inizio della crisi economica, ovvero nel 2008. Il tasso, all’epoca, era del 20,5%, ovvero 15 punti in meno di quella attuale.
Tutti questi numeri, inoltre, devono tenere conto che tanto i contratti precari di pochi mesi quanto i tirocini di Garanzia Giovani vengono conteggiati come occupazione e concorrono alla composizione del tasso
“Oltre mezzo milione di giovani nel 2014 e 2015 si sono iscritti a Garanzia Giovani e hanno cominciato un tirocinio – osserva ai nostri microfoni la ricercatrice Marta Fana – Il tirocinio è considerato una forma di lavoro e dunque queste persone sono passate da disoccupati a occupati, ma durano soltanto tre mesi, quindi c’è una forte rotazione di persone”.

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