Le associazioni dei disabili scendono in piazza Montecitorio per protestare contro la riforma dell’Isee che li penalizza. Nel nuovo calcolo del reddito conteggiati anche pensione sociale, indennità di accompagnamento, pannoloni e scarpe ortopediche, che escluderebbero i disabili dall’accesso a servizi gratuiti. La solidarietà e la legge regionale di Giovanni Favia.

Gli effetti del governo Monti si fanno ancora sentire. Dopo l’allarme sul tagli agli arredi scolastici che colpisce i più piccoli, c’è un’altra norma varata dai tecnici che colpisce un’altra categoria debole, i disabili.
Il Regolamento attuativo del Decreto Salva Italia, infatti, propone una riforma del calcolo dell’Isee, l’indicatore del reddito, che penalizza chi presenta un handicap grave.
Per questo, oggi a Montecitorio, le associazioni di disabili sono scese in piazza per protestare per un provvedimento che ha del paradossale.

Nello specifico la riforma prevede che, ai fini del reddito, vengano conteggiati anche pensione sociale, indennità di accompagnamento e persino pannoloni e scarpe ortopediche. Inoltre il reddito del disabile viene sommato a quello dei famigliari, anche se vive da solo.
In questo modo, il reddito del disabile – percepito proprio in quanto disabile – schizza in alto e di conseguenza la persona potrebbe trovarsi nella situazione paradossale di non poter più usufruire gratuitamente dei servizi che le spettano di diritto o di essere chiamata ad una compartecipazione delle spese sanitarie.

“Esprimo tutta la mia solidarietà a quanti oggi manifestano per i diritti delle persone con disabilità grave – afferma il consigliere regionale indipendente Giovanni Favia – Credo che sia vergognoso che disabili gravi, a cui viene data una pensione di 260 euro al mese, siano pure costretti a pagarsi parte delle cure di cui hanno bisogno”.
Su questo tema il consigliere ha presentato un Progetto di Legge per l’Emilia Romagna che si propone di cancellare la compartecipazione alla spesa per i servizi socio-sanitari per le persone con disabilità grave, esentandole dal presentare l’Isee, e per estromettere dalla valutazione dei redditi, quelli esenti da Irpef.