DeChirico, Ferrara, le comparazioni con Carlo Carrà e Giorgio Morandi, le influenze sulle avanguardie europee, da surrealismo e Nuova oggettività a cento anni dalla loro creazione tornano nella città estense, musa ispiratrice di metafisica.

Ferrara che non smette di stupire, Ferrara magica, gli occhi di un grandissimo talento la prendono come sottile, ma intenso motivo di ispirazione. Giorgio De Chirico lascia Parigi e all’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, De Chirico e suo fratello Alberto Savinio si arruolano, verranno assegnati ad un reggimento di fanteria stanziato a Ferrara. Questa nuova città colpì profondamente e in maniera determinante le visioni, le ispirazioni e le espressioni sia di Giorgio De Chirico, che del fratello, quest’ultimo abbandona la musica per dedicarsi solamente alla scrittura.

Come Ferrara colpisce De Chirico, è cosa magicamente sospesa, tra il sottile e il palesemente immediato, sicuramente, i silenzi, le architetture, la nitidezza a contrasto di una surreale sfumatura, l’incontro fra epoche e quel senso di stordimento che solo un posto che senti magicamente e illogicamente “tuo” può dare.

Meno scontato di un periodo parigino, seppure di immensa e pregevole ispirazione, il romanticismo, il patriottismo maturato sulle rive della Senna, risulta meno intenso di un periodo estense vissuto in maniera evolutiva, dinamica, combattuta, la metafisica ferrarese, la violenza assurda di una guerra insensata, si nota profondamente come un immenso artista cerca di dare chiarezza, prima di tutto a se stesso, per fare ciò la sua musa sarà rincorsa fra le mura, il Castello, la quotidianità, gli oggetti, il Reale nell’arte e il Surreale dal vero, e sarà una vera rivoluzione.

Entriamo in mostra, la prima nel suo genere, di studio e di approfondimento di insieme, in un contesto artistico culturale e storico cruciale, non solo per l’italia, comprende la più completa rassegna dei capolavori dipinti da De Chirico e Carrà nel 1917 a Villa del Seminario, l’ospedale psichiatrico per la cura delle nevrosi da guerra, dove i due artisti furono ricoverati nella primavera-estate del ’17 e dove assieme svilupparono un sodalizio intensissimo di lavoro.

Le comparazioni con altri artisti sono tante nelle convergenze e nelle divergenze, da come il periodo storico abbia influenzato, seppure in maniera diversa artisti come Salvador Dalì, Max Ernst, Filippo De Pisis talento ferrarese, e con una ricerca minuziosa e attenta nel percorso espositivo, sarà lo stesso osservatore, in un dialogo da altra dimensione, a trovare il motivo di queste opere a confronto.

Un percorso che espone oltre settanta opere, provenienti dai principali musei e collezioni di tutto il mondo, ovviamente ha un corposo fulcro nelle opere realizzate da De Chirico, seppure di lasso breve la mostra è dettata da attimi cronologico-tematici, la ricchezza dell’esposizione è anche nella varietà di acquerelli, disegni, collage e fotografie, le descrizioni e le didascalie che affiancano le opere, aggiungono un sorprendente valore rendendo il percorso curioso e stimolante nella ricerca.

Gli “Interni metafisici” fra realtà e finzione, dove si evidenzia il passato parigino, con l’inquietudine e la creatività ferrarese, di spicco e svolta, maestri del ‘500 estensi che riportano nell’arte di De Chirico colori accesi, scorci della città, misteriosi oggetti. “Progetti della Fanciulla” De Chirico 1915.

Il quadro nel quadro, grande rivoluzione dove la reltà e la visione si scambiano di ruolo in un gioco di cornici, vere e materiche con quelle dipinte nel quadro stesso, suggestivo il paragone di una realtà artistica fedele, invece come proponeva René Magritte nella “Condition Humaine” 1933.

Villa del Seminario, Incoraggiati dal direttore Gaetano Boschi, sia DeChirico raggiunto in seguito da Carrà, appena reduce dal futurismo, i due svilupparono una collaborazione che lasciò un segno indelebile nelle opere di Carrà. 

I grandi manichini a Ferrara troveranno il massimo esito, i contrasti rinascimentali della città popolata da queste figure, sono di una bellezza ipnotica. L’aspetto distopico è piacevolmente palese e si rivela in uno straniante splendore.

La solitudine dei segni, “Valori plastici” e la pittura europea, tra un ambiente astratto e la realtà dipinta meticolosamente, il percorso si conclude con una pittura metafisica che insieme al futurismo è stata il contributo italiano più importante all’arte europea di inizio ‘900, riportato in una mostra che ha una ricerca e un fulcro ben contraddistinto in epoca e ispirazione di un gigante dell’arte come Giorgio De Chirico.

Nel percorso si ritrovano in maniera suggestiva e stimolante comparazioni che accompagnano a un momento dove tempo e spazio perdono ogni significato.

A Ferrara Palazzo dei Diamanti, ancora una volta un’esposizione da non perdere, un incanto dal quale si fatica ad uscire. 

    William Piana

Ascolta un brano dell’intervista a Maria Luisa Pacelli, direttrice di Palazzo dei Diamanti