Il mese di febbraio sarà attraversato da una “marea” transfemminista, con mobilitazioni in tutta Italia contro il Ddl Stupri proposto da Giulia Bongiorno, presidente della Commissione giustizia al Senato.
La rete D.i.Re, a seguito di una call nazionale, ha rilanciato uno stato di agitazione permanente in tutti i territori, che confluirà in una serie di mobilitazioni locali il 15 febbraio e una manifestazione nazionale il 28 febbraio a Roma.

La mobilitazione transfemminista contro il Ddl Stupri

Lo slogan proposto in convergenza con Non una di meno e i Cav territoriali, è “senza consenso è stupro” legato allo stravolgimento che il testo della destra ha attuato attorno alla nozione di consenso. Nel testo, infatti, il concetto scompare del tutto.
Lo slogan inoltre è stato ripreso da NonUnaDiMeno anche in vista dell’8 marzo, decimo sciopero transfemminista, con un’aggiunta: “scioperiamo perché senza consenso è stupro, scioperiamo perché senza dissenso è dittatura”. Quest’ultima affermazione fa riferimento al clima repressivo a cui si sta assistendo negli ultimi mesi, tra sgomberi, politiche securitarie, censura nei luoghi della formazione e la proposta di un nuovo decreto sicurezza.

L’intersezionalità delle lotte sarà in primo piano nelle mobilitazioni del 15 febbraio, portando la discussione sul Ddl Stupri, su vari piani: dalla forte critica all’inasprimento delle pene che il Ddl porta con sè, secondo un’ottica anticarceraria e abolizionista di NonUnaDiMeno e del movimento transfemminista tutto; alla variabilità con cui la violenza sistema agisce su donne e persone queer e le donne migranti, per le quali, la possibilità di esprimere il proprio consenso dipende anche dal possesso o dall’assenza di un permesso di soggiorno, soprattutto quando questo è vincolato ad un ricongiungimento familiare o un contratto precario.
In un momento di forte definanziamento e attacco ai Cav, le manifestazioni hanno lo scopo di costruire una convergenza per affermare con forza che la vittima di una violenza sessuale, ha il diritto di sopravvivere anche senza opporsi fisicamente e soprattutto senza doverlo dimostrare, come invece risulta nella DDl.

Gli appuntamenti nelle città italiane

Gli appuntamenti si terranno nella giornata del 15 febbraio in numerose città italiane, chiamati dalla convergenza del movimento transfemminista, da NonUnaDiMeno fino ai Cav.
A Bologna, alle ore 15:00 in Piazza VIII Agosto, ci si incontrerà in presidio per poi partire in corteo verso Piazza Maggiore; in Emilia Romagna inoltre le mobilitazioni arriveranno anche a Faenza, ore 11:00 in Piazza della Libertà e a Modena alle ore 11:00 in Piazza Grande.
Nella regione Piemonte, doppia manifestazione: Torino alle ore 15:00 ai Murazzi del Po (lato Magazzini) e a Cuneo, dove il presidio si terrà in Largo Audiffredi alle 15:00.

A Milano, sempre alle ore 15:00 ci si troverà in preconcentramento presso Piazza Medaglie D’Oro e si proseguirà in corteo fino a Piazza Fontana.
A Firenze invece, si terrà un’assemblea pubblica dalle 10:00 alle 12:00, presso la Casa delle donne, in via delle Vecchie carceri 8; sempre nel territorio toscano, a Pisa si terrà una manifestazione che partirà da Piazza Vittorio Emanuele alle 16:00.
In Liguria, due appuntamenti: un’assemblea pubblica a Genova, ore 14:00 in Piazza Renato Negri (Teatro della Tosse) e a la Spezia, alle ore 16:00, un presidio e a seguire un’assemblea pubblica in Piazza del Bastione.

La rete dei centri antiviolenza della regione Puglia si mobilita in diverse città differenti: Bari, un corteo da Piazza Umberto fino a Piazza del Ferrarese e a Taranto in Piazza Maria Immacolata, entrambi alle 10:30. Manifestazioni diffuse anche a Barletta, Andria, Trani, Brindisi, Foggia e Lecce.
Nella regione Lazio, oltre l’appuntamento del 15 febbraio a Tivoli in Piazza Rivarola alle 15:00, questi presidi, manifestazioni e iniziative, confluiranno in modo ampio e trasversale nella mobilitazione nazionale del 28 febbraio a Roma.