L’economia russa è in fase di disgregamento soprattutto a causa della crisi petrolifera. La Banca centrale ha, perciò, deciso un intervento di emergenza, alzando i tassi d’interesse al 17%. Occorre ora un’inversione di rotta nella politica del Cremlino.

La divisa russa ha toccato un nuovo record negativo rispetto al dollaro. La Banca centrale russa, per frenare un ulteriore ribasso, è intervenuta d’urgenza alzando il tasso d’interesse dal 10,5% al 17%. Questa misura considerata necessaria, non è bastata. Infatti la moneta russa ha perso quasi il 20 % del suo valore in un solo giorno, continuando a scendere e pregiudicando la crescita economica.
“Questa misura andrà rivista nel  medio-lungo termine- commenta Pietro Rizzi, redattore dell’East Journal- la Banca dovrà ricorrere ad altri metodi, ultimo quello che è stato annunciato stamattina dalla stessa e dal ministero della Finanza, cioè cercare di rivendere moneta straniera e intaccare le proprie riserve auree”.
 Tra i fattori che hanno un maggior peso nell’attuale crisi economica russa s’individua sicuramente la crisi petrolifera. Non bisogna dimenticare, infatti, che la Russia vive di esportazione di idrocarburi. Basti pensare che i tassi di riferimento, a un livello base, del petrolio erano intorno ai 100 dollari al barile, considerata qualche mese fa un stima a ribasso. L’attuale quotazione è prossima ai 55-60 dollari al barile, una dimostrazione di quanto il calo del costo del petrolio sia preponderante nella crisi russa.
“Le sanzioni dovute alla crisi con l’Ucraina hanno intaccato la buona fama che negli ultimi anni si era fatta l’economia russa”, contribuendo a non renderla più un parter commerciale interessante agli occhi dell’Occidente. A questo punto il Cremlino dovrebbe fare un passo indietro.“Putin dovrebbe abbandonare l’atteggiamento spavaldo. Non può continuare ad andare avanti per la sua strada, senza ascoltare i partner occidentali.” L’economia russa, dunque, sembra in fase di disgregamento, che ricorda la fuga dei capitali del 1998 che poi portò al default.
“Putin non può non trovare una posizione conciliante con l’Occidente, perchè proprio i flussi di capitali stranieri e il tentativo di mantenere il costo del petrolio abbastanza alto non dipendono dalla sola Russia.” é necessario, dunque, un cambiamento di linea radicale se si vuole stabilizzare l’economia, da cui sono dipesi la maggior parte degli sconvolgimenti politici nella storia russa.

Alina Dambrosio

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