Gli appelli al governo sembrano andati a vuoto e le proposte avanzate dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani sembrano inconsistenti e insufficienti. Così, giovedì prossimo, molti Comuni, inclusi quelli dell’Emilia-Romagna, daranno vita ad un’azione simbolica di protesta contro il caro bollette, spegnendo i propri monumenti e sollevando un tema che ha a che fare con la tenuta stessa dei bilanci degli Enti Locali e con i servizi che possono garantire.
A ribadire il tema è stato Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia e presidente regionale di Anci.

Caro bollette, i rischi dell’impatto sui Comuni

Sono molti i Comuni che nei prossimi giorni dovranno chiudere i bilanci. Il termine del 31 dicembre ormai viene spesso disatteso e le amministrazioni locali spesso vanno in esercizio provvisorio anche per capire quanti trasferimenti arriveranno sui territori dagli stanziamenti della legge di Bilancio.
Quella che tutta la società italiana (e non solo) sta fronteggiando ora, però, è una situazione inedita: un rincaro mai visto prima dei costi dell’energia, che pesa tanto sull’economia famigliare, su quella delle imprese e, non da ultimo, sui bilanci comunali.

Solo per fare alcuni esempi, Acer la settimana scorsa ha stimato che nelle case popolari che gestisce il caro bollette inciderà per 2,3 milioni di euro, mentre il Comune di Bologna spenderà 15 milioni di euro in più per luce e gas.
Un problema che può inficiare la stessa ripresa economica post-pandemica, ma che rischia di generare una spirale, con le scelte che i Comuni saranno costretti a fare che potrebbero portare o a una riduzione dei servizi o a un aumento della pressione fiscale.

«Nei prossimi giorni come Comuni dell’Emilia-Romagna dobbiamo chiudere i bilanci, ma abbiamo un’impennata dei costi Covid e di quelli legati crisi energetica che fanno paura – ha riferito Vecchi – Qualcuno taglia qualche servizio ed esternalizza un po’, magari cercando di non dare nell’occhio, qualcun altro mette mano alla pressione fiscale».
Il primo cittadino di Reggio Emilia fa sapere di non voler toccare l’Irpef, ma al tempo stesso non sa se riuscirà a chiudere il bilancio senza senza mettere mano alle entrate. «Andremo dritti in quella direzione se non ci sarà la possibilità dello Stato centrale di venirci incontro», aggiunge.

Tutto ciò avviene in una situazione che lo stesso Vecchi definisce paradossale. «Sto ricevendo 8-10 milioni alla settimana dalla programmazione del Pnrr – sottolinea il sindaco di Reggio Emilia – ma ci troviamo con parte corrente del bilancio che rischia di saltare. Credo che ci sia un bisogno di mobilitazione collettiva. È una partita che ci riguarda tutti».

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