Un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna sta conducendo un’importante indagine finalizzata a comprendere il ruolo dei caregiver nella Regione. Con caregiver intendiamo coloro che prestano assistenza ad anziani, sia per quanto riguarda la cura personale che per le pratiche burocratiche. La definizione è fornita da una legge dell’Emilia-Romagna (Legge n. 50 del 30 maggio 2024), necessaria per garantire misure di sostegno come permessi retribuiti e sostegno economico proprio a chi si occupa di familiari non autosufficienti. Il caregiver compila una “Scheda di riconoscimento” in cui dichiara di “prestare volontariamente cura ed assistenza ad un proprio caro non autonomo” per poter usufruire dei servizi di supporto.
Nell’indagine “ERAS – Emilia-Romagna Aging Survey“, condotta dal Dipartimento, il campione selezionato è costituito da caregiver sopra i 50 anni che prestano aiuto in maniera informale, ossia gratuitamente, ad anziani al di sopra dei 65 anni. Sono state realizzate 3200 interviste che hanno garantito rappresentatività per età, genere e province prese in analisi.
Oltre ai numeri, le storie di vita delle persone: l’indagine sui caregiver
L’aspetto innovativo di questa ricerca è la grande importanza che viene data nell’approccio di ricerca all’elemento qualitativo dell’indagine. I ricercatori e le ricercatrici hanno infatti dato vita anche ad un archivio, “Storie di Vita e di Cura“, che attraverso video-interviste racconta le storie dei caregiver, le sfide che affrontano ogni giorno e l’impatto che questo ruolo ha sulla loro quotidianità. «I numeri ci danno le coordinate per intervenire con politiche, ma le storie e le biografie di chi dà cura ci aiutano a dare un volto e una voce – spiega Marco Albertini, professore presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali – Raccontare le storie vuol dire anche dare una rilevanza comunicativa e sociale al fenomeno»,
Questi progetti avvengono all’interno di Age-It, un programma di investimento PNRR che ha come scopo quello di rafforzare la ricerca nell’ambito dell’invecchiamento.
Si stima che in Emilia-Romagna siano circa 600mila i caregiver di persone anziane, con un’incidenza che cambia in base a vari fattori tra cui genere, età e condizioni di reddito. Le donne si occupano maggiormente di cura personale, mentre gli uomini di questioni burocratiche. Sappiamo inoltre che le donne tra i 60 e i 69 anni costituiscono la percentuale più alta di caregiving intensivo, ovvero che supera le due ore al giorno (oltre 60 in un mese). Sono interessanti anche le differenze che emergono sulla base del reddito. Caregiver con un reddito basso utilizzano meno i servizi di cura e le agevolazioni offerte dalla Regione rispetto a quelli con un reddito alto, che si avvalgono maggiormente di aiuti retribuiti. Una ragione può essere la minor conoscenza delle prestazioni offerte dalla Regione. «Il riconoscimento formale come caregiver è un aspetto importante su cui lavorare – spiega Albertini – Rappresenta un primo contatto con le istituzioni e la possibilità di conoscere i servizi a disposizione».
Tutti questi dati, insieme alle interviste biografiche, sono utili a progettare interventi e politiche sempre più mirate e a ragionare sulla sostenibilità dei sistemi di cura in Italia, spiegano i ricercatori. L’Università di Bologna, intanto, ha deciso di dare continuità ai due progetti, proseguendo oltre i fondi del PNRR.
ASCOLTA L’INTERVISTA A MARCO ALBERTINI:







