L’estate per molti è la stagione della pausa, del riposo, dello stacco. Sono momenti particolarmente importanti per chi vive il proprio lavoro con grande fatica psichica, emotiva e fisica,  per chi è a rischio o già soffre della cosiddetta sindrome da burnout.  Ma quanto ne sappiamo su questa patologia strettamente connessa al lavoro? E quanto si è sensibili alla tematica?

Eppure non è difficile riconoscerla, poiché i sintomi, fisici e psichici, sono chiari.
Il contesto in cui si sviluppano lo è altrettanto e poi, è la parola stessa che ci aiuta a diagnosticarla con facilità. Il termine burnout, in italiano sta per “bruciato”, “esaurito” “andato in cortocircuito”. Il termine è stato utilizzato per la prima volta in Psicologia negli anni ’70 da Christina Maslach, psicologa ricercatrice statunitense che  attraverso ricerche e interviste sul campo, ha confermato la tesi secondo la quale le professioni sociosanitarie, fondate sul lavoro di cura, hanno una alto coefficiente di rischio burnout, cioè una certa predisposizione del lavoratore a raggiungere uno stato di elevata tensione che non permette di rispondere più  adeguatamente alle richieste dettate dal proprio lavoro. La persona in questo stato, non è più in grado di svolgere il proprio lavoro con efficienza ed efficacia.

La sindrome da burnout si manifesta attraverso 3 fattori specifici: Esaurimento emotivo (ci si sente “svuotati”, esauriti, in uno stato confusionale in cui non ci si sa più muovere nel proprio lavoro), cinismo (indifferenza e perdita di entusiasmo e coinvolgimento verso il proprio lavoro), ridotta realizzazione personale (perdita di fiducia in sé, dubbi sulla propria scelta lavorativa, diminuzione della propria autostima). Tutti i tre fattori sono preannunciati da precedenti campanelli d’allarme ignorati e che, al contrario, se colti in tempo, avrebbero potuto prevenire o almeno diminuire il rischio di incorrere nella sindrome patologica. Disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali o disturbi psicosomatici di cui prima non soffrivamo, sogni ricorrenti, idee ossessive e rimuginio legati al proprio contesto lavorativo, sono chiari avvertimenti di uno stato di forte stress la cui causa è il lavoro stesso.
Ci si sente scoraggiati, inadeguati, colpevoli e arrabbiati, si cerca di reagire  attraverso strategie che sul momento recano sollievo ma che alla lunga risultano disadattive e disfunzionali (ad es. uso di tranquillanti e/o assenteismo lavorativo),  in quanto evitano di andare alla radice del problema. 

La sindrome da burnout infatti, tende a essere interpretata come una patologia dell’individuo, riconducibile dunque a fragilità caratteriali di chi ne soffre. La realtà invece è che la sindrome è da considerarsi una “patologia sistemica”, causata soprattutto da un sistema organizzativo lavorativo mal funzionante, deficitario, dove certamente alcune personalità ne soffriranno più di altre, ma dove è importante capire che è soprattutto il contesto, il “sistema” che deve essere rivisto, rivalutato, ri-sistemato. Ne consegue che non basta agire sul singolo, è necessario puntare sulla prevenzione agendo sull’organizzazione del contesto lavorativo. Sarà dunque fondamentale il ruolo dei colleghi e, nel caso ci fossero problemi di natura tale da rendere imprescindibile il loro intervento, dei sindacati.  Rivendicare riconoscimenti economici maggiori e orari di lavoro più congrui per la vita personale, fare percorsi formativi di qualità che mirino a migliorare le condizioni del proprio lavoro e ad affinare le proprie competenze: ecco alcuni comportamenti che possono prevenire il burnout. Riconoscere con chiarezza i propri compiti e renderli chiari all’esterno, soprattutto in  ambiti lavorativi complessi dove gli interlocutori sono molteplici e ognuno ha richieste diverse, alle volte pure in modo illegittimo. Formarsi, informarsi e costruire percorsi insieme ad altri.

Se poi, dovesse diventare difficile agire sul “sistema”, bisognerà educare il professionista alla sensibilizzazione e alla prevenzione, offrirgli metodi e strumenti che lo aiutino ad affrontare con maggiore serenità e consapevolezza il proprio contesto lavorativo. Citando ancora Christina Maslach: “Un grammo di prevenzione vale quanto mezzo chilo di cura”.

Con l’aiuto di Isadora Fortino e Serena Saggiomo, psicologhe e psicoterapeute, ne abbiamo parlato nella nostra trasmissione di giovedì 17 Luglio.