Fino al 27 settembre è possibile visitare la mostra “Le Alchimiste”, presso la Sala delle Cariatidi all’interno del Palazzo Reale di Milano. Si tratta di un’esposizione che l’artista tedesco Anselm Kiefer vuole dedicare alle donne che attraverso le loro ricerche hanno messo le basi del pensiero scientifico occidentale. La mostra è promossa dal Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte.

Le alchimiste, un sapere marginalizzato

Curata dalla storica dell’arte Gabriella Belli, la mostra racconta le donne che durante il Medioevo e il Rinascimento hanno condotto importanti esperimenti medici e alchemici. Accanto a donne note, come Caterina Sforza e Mary Anne Atwood, Kiefer rappresenta figure femminili dimenticate e cancellate dalla storia.
«Le alchimiste furono personalità attive agli albori della scienza moderna, spesso scoraggiate nei loro tentativi di oltrepassare la soglia della cura domestica per accedere ad ambiti riservati agli uomini, ed escluse da saperi che, paradossalmente, avevano sempre posto al centro proprio la donna, il suo corpo e la fertilità come principio motore di ogni trasformazione» così le definisce Gabriella Belli nel catalogo edito da Marsilio Arte che accompagna l’esposizione.
All’arte si affianca quindi la scienza, che si intreccia anche al mito e alla storia.

La mostra è costituita da 42 grandi teleri, ciascuno dedicato ad una donna, che dialogano perfettamente con le pareti della Sala delle Cariatidi, dando vita ad una struttura a zigzag. Si fondono quindi con l’architettura della sala, in un gioco di luci e ombre che rende l’esperienza dei visitatori immersiva.
Anche l’olfatto contribuisce a creare un’atmosfera a tutto tondo. Le tele di Kiefer sono infatti caratterizzate da un odore quasi chimico, che richiama proprio all’alchimia e che le rende subito risconoscibili.

Le opere presentano i tratti tipici della cifra stilistica di Kiefer, caratterizzata dall’uso di cenere, piombo, oro e sedimenti organici. La sua è un’arte che affonda le radici nella storia, che va costantemente reinterpretata, utilizzata per reinterrogarsi sul presente e, in questo caso, riconsiderare il contributo delle donne nella scienza e nella cultura.
Kiefer nella sua esposizione celebra quindi il sapere femminile, rendendo omaggio alle capacità di donne spesso oscurate e maginalizzate, finalmente riconosciute.