Non c’è solo SpaceX, la compagnia aerospaziale di Elon Musk, ma è crescente il numero di aziende private che si sono lanciate o vorranno lanciarsi alla conquista del cosmo. E se ciò, per alcuni aspetti, rappresenta l’incremento delle opportunità, dall’altro rappresenta un problema per il traffico nello spazio, con il conseguente aumento dei rischi di incidenti, sia fisici che diplomatici, e altri problemi. A mettere in guardia sulle conseguenze di una corsa selvaggia dell’aerospazio è, ai nostri microfoni, Sandro Bardelli, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Il ricercatore, insieme a molti colleghi, parteciperà alla nuova edizione della Notte europea dei Ricercatori, che si svolgerà il prossimo 29 settembre. A Bologna l’iniziativa verrà allestita in piazza Lucio Dalla dalle 18 alle 24. Sarà proprio là che arriveranno i ricercatori dei maggiori istituti con sede in Emilia-Romagna.
A precedere la Notte, una serie di iniziative che prendono il via domani, 30 agosto. Da domani e per cinque mercoledì, infatti, al CostArena di via Azzo Gardino a Bologna si terrà “AperiScienza” con i suoi aperitivi scientifici ad ingresso libero.
Nel calendario di iniziative, anche i tour guidati in città con i ricercatori. Tutte le info su nottedeiricercatori-society.eu.

La competizione dei privati nell’aerospazio: che rischio si corre?

«L’entrata dei privati nel settore spaziale – sottolinea Bardelli – ha portato grandissime opportunità per la ricerca spaziale, ad esempio lo stesso satellite Euclid è stato lanciato con un razzo di SpaceX, il Falcon 9. Però possono esserci potenziali problemi, perché queste ditte private si fanno la concorrenza e ognuno vuole lanciare i propri satelliti. Quindi in prospettiva ci aspettiamo centinaia di migliaia di satelliti e di conseguenza un eccesso di traffico spaziale».
Una situazione che, secondo il ricercatore, sarebbe peggiore di quella in tangenziale a Bologna nelle ore di punta, tanto per fare un paragone noto a queste latitudini. Ciò potrebbe causare degli incidenti sia fisici che internazionali.

Un’altra conseguenza potrebbe essere la perdita del “cielo buio”, sempre a causa del sovraffollamento dell’aerospazio. «È una problematica etico-culturale – osserva Bardelli – Noi che diritto abbiamo di violare il cielo buio?».
Infine c’è un ulteriore scenario che pone interrogativi. Le ditte americane, in particolare, si stanno attrezzando per andare a raccogliere minerali rari sugli asteroidi. Quello che accadrà, secondo gli osservatori, potrebbe essere una nuova “corsa all’oro”, con l’effetto di provocare attriti tra i Paesi. «Di chi è un asteroide? Di nessuno e nessuno ha il diritto di consumarlo tutto», sottolinea il ricercatore.

La soluzione a questi rischi, dunque, passa dal riconoscimento di un organismo internazionale cui venga riconosciuta la facoltà di mettere paletti «in una visione in qualche modo “astro-ecologica” – sottolinea Bardelli – per capire fin dove l’umanità può consumare gli altri spazi e i corpi celesti». Una sorta di Onu riconosciuta da tutti i soggetti in campo per evitare che l’aerospazio diventi l’ennesimo terreno di conflitto, insomma.
Del resto, i misteri da svelare a proposito dello spazio sono talmente tanti che la cooperazione è sicuramente più efficace della competizione.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SANDRO BARDELLI:

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