Il protrarsi di una situazione di tensione tra le operatrici e gli operatori sociali che lavorano nei servizi di accoglienza e la cooperativa Arca di Noè che li gestisce, è approdato infine alla scelta inevitabile, da parte del sindacato USB, della proclamazione dello stato di agitazione. I lavoratori lamentano il fatto che su condizioni di lavoro e modalità di gestione del personale, la coop non ha rispettato gli impegni presi e ha rifiutato un nuovo confronto, di conseguenza richiamano l’azienda ad assumersi fino in fondo le proprie responsabilità, redigendo un regolamento interno chiaro che eviti ogni possibile ambiguità e differenze di trattamento.

La complessità dell’utenza, la pluralità delle fragilità e delle problematiche che esprime, richiede ai lavoratori competenze sempre più specifiche, a fronte delle quali non arriva alcun riconoscimento in termini di miglioramento della qualità del lavoro da parte di istituzioni, politica e, ahinoi, enti gestori. E la fuga dal lavoro educativo, diffusa ormai in un po’ tutti i mestieri di cura, in questo settore presenta numeri ancora più impressionanti.

C’è però chi resiste. E ancora una volta, lavoratori del privato sociale scendono in lotta per la dignità e la qualità del loro lavoro, e lo fanno perché li ritengono i due requisiti fondamentali per offrire un servizio di qualità ai migranti e alla città intera. Abbiamo sentito Clara, educatrice della cooperativa Arca di Noè, delegata USB.