C’è chi ha parlato di “effetto domino” o di “reazione a catena” ciò che sta accadendo nel governo Meloni, ma non solo, dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia. Su diretta indicazione della premier, gli esponenti del suo partito che ricoprivano ruoli di governo e che avevano pendenze giudiziarie o si erano resi protagonisti di uscite non opportune sul tema della giustizia uno dopo l’altro sono stati costretti a dimettersi. È toccato martedì al sottosegretario Andrea Delmastro, invischiato nell’inchiesta “bisteccheria d’Italia”, ma è toccato anche alla capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, che era stata collegata allo stesso Delmastro nella medesima inchiesta, oltre ad aver fatto esternazioni pesanti sui giudici. Poi, nella giornata di ieri, è toccato anche alla ministra Daniela Santanché, da due anni nell’occhio del ciclone per inchieste che riguardano le sue società.

Il post referendum, le dimissioni a catena in Fdi e i possibili strascichi

Le dimissioni, però, a caduta hanno coinvolto anche altre istituzioni guidate dalla destra. È il caso della Regione Piemonte, dove ieri sera si è dimessa Elena Chiorino dalla vicepresidenza.
Ad anticipare quelle dimissioni e le ragioni che le hanno prodotte era stata la giornalista Rita Rapisardi in un articolo sul Manifesto intitolato “Il caso Delmastro inguaia la giunta regionale del Piemonte”. Oggi, a dimissioni di Chiorino avvenute, la giornalista torna sul tema ai nostri microfoni. «Sono delle dimissioni che si possono definire istituzionali, perché Chiorino in realtà manterrà due deleghe molto importanti, l’assessorato al lavoro e quello all’istruzione e le opposizioni, nella mozione che avevano presentato martedì, avevano chiesto le dimissioni da tutte le deleghe. Ecco perché le opposizioni ieri sono insorte chiamando quest’operazione “una farsa”, dal momento che Chiorino farà parte ancora della Giunta».

Ma perché, almeno di facciata, la vicepresidente della Regione Piemonte si è dimessa? Elena Chiorino, insieme a un altro esponente di Fratelli d’Italia, il consigliere regionale Davide Zappalà, era socia della società “Le 5 Forchette”, quella appunto di cui anche l’ex sottosegretario Delmastro faceva parte. L’inchiesta della Procura di Roma ipotizza che il ristorante romano “Bisteccheria d’Italia”, gestito formalmente dalla società “Le 5 Forchette”, fosse riconducibile a Mauro Caroccia, considerato dagli inquirenti un prestanome del clan camorristico Senese e condannato per riciclaggio.
Chiorino e Zappalà detenevano appena il 5% a testa della società, ma questo elemento sembra essere stato comunque tenuto in considerazione dal presidente di Regione Alberto Cirio.

Anche se, nel presentare le dimissioni a metà, Chiorino ha chiesto scusa ai cittadini piemontesi e ha parlato di una grave leggerezza, compiuta però in buona fede, la gestione politica della vicenda è stata opaca, dilatata nel tempo e, appunto, con dimissioni solo di facciata.
«Alle dimissioni si è arrivati dopo una settimana di sostanziale silenzio in Regione – sottolinea Rapisardi – perché dopo che è scoppiato lo scandalo legato al sottosegretario, in Regione non sono state date spiegazioni e martedì scorso non si sono presentati in Consiglio regionale. È in quel contesto che le opposizioni hanno presentato la mozione di sfiducia».

La sensazione (o qualcosa di più) è che Fratelli d’Italia a Torino abbia aspettato indicazioni da Roma per capire come gestire la vicenda e che le dimissioni siano la diretta conseguenza di quelle di Delmastro e Bartolozzi. «Se avesse vinto il sì al referendum – osserva la giornalista – a Roma si sarebbe smossa di meno la situazione e di conseguenza probabilmente anche in Regione Piemonte. Anche perché diciamo che la linea di Fratelli d’Italia, a Roma così come in Piemonte, è quella per cui se non arriva avviso di garanzia, se non si è indagati, difficilmente poi si passa a delle conseguenze politiche». Ciò nonostante il coinvolgimento di propri esponenti in società collegate a prestanome della camorra.

La vicenda, però, potrebbe avere ulteriori sviluppi a causa delle indagini che continuano. In particolare, nelle ultime ore starebbero emergendo nuovi dettagli sulla storia, con la diciottenne figlia di Carroccia che sembrerebbe negare che gli esponenti di Fratelli d’Italia fossero realmente usciti dalla società. Inoltre si indaga anche sulla provenienza dei soldi durante le cene di cui si è parlato e Carroccia affermerebbe di non aver dato soldi in contanti a nessuno.
Insomma, sviluppi possibili che potrebbero portare Cirio ad agire in modo ancora più netto nei confronti di Chiorino.

ASCOLTA L’INTERVISTA A RITA RAPISARDI: