Ha destato molto clamore la notizia delle quattro caprette trovate morte nel parco del Circolo Arci di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna. Il piccolo recinto è una delle attrazioni più grandi per il circolo, da sempre meta di famiglie con bambini e bambine che si recano a San Lazzaro per vedere gli animali e dare loro da mangiare qualche carota.
Secondo quanto ricostruito, le caprette più piccole sarebbero state attaccate e predate da altri animali, presumibilmente uno o più lupi.
Il fatto tocca un tema sensibile che nel territorio pianeggiante della provincia bolognese è relativamente nuovo e su cui non c’è ancora molta informazione: il ritorno e la convivenza del lupo.
Le caprette, il lupo e l’overkilling
Dalle informazioni raccolte da Il Resto del Carlino, la predazione sarebbe avvenuta nella notte tra sabato 21 e domenica 22 febbraio. I predatori avrebbero scavalcato con facilità la recinzione di circa un metro e mezzo e avrebbero attaccato le capre, che hanno una casetta come ricovero, a quanto pare aperta, ma trascorrono la maggior parte del tempo nel recinto esterno, ci circa 20 metri quadrati.
In questo periodo, inoltre, tra le capre erano presenti diversi cuccioli, prede ancora più facili per i lupi o altri predatori. Ad essere predate, però, sarebbero state tre adulte e una piccola, mentre sarebbe stato trovato ferito il maschio.
Stando alle ricostruzioni sulla dinamica, potrebbe trattarsi di un tipico caso di overkilling, in cui uno o più lupi uccidono un numero di prede maggiore a quante effettivamente servirebbero per nutrirsi. Si tratta di una dinamica naturale, un istinto predatorio che si attiva quando il lupo incontra un gran numero di prede vulnerabili in uno spazio limitato e la mancanza di fuga delle prede stimola ripetutamente comportamenti di caccia portando ad attacchi multipli e a un eccesso di vittime.
La presenza del lupo nel bolognese: ancora poca informazione
Se si escludono i Comuni dell’Appennino, dove la presenza del lupo è confermata da molti anni e gli spazi – anche boschivi – sono molto estesi, il territorio bolognese, in particolare la pianura, non sembra sufficientemente informato sul ritorno del predatore, che in quattro decenni è passato dal rischio estinzione al ripopolamento su praticamente tutto il territorio italiano.
Se fino a qualche anno fa nelle campagne bolognesi era praticamente impossibile avvistare lupi e l’incontro con un esemplare, magari in dispersione, era un fenomeno quasi miracoloso, ora la sua presenza è confermata e più stanziale.
A inizio 2026 il Comune di Bologna comunicò la presenza di un esemplare di lupo a Villa Ghigi, quindi in un parco a ridosso del centro cittadino. In quell’occasione furono diramate alcune informazioni per i cittadini, in particolare per scongiurare la confidenza che l’animale selvatico potesse matutare nei confronti degli umani e mantenere invece la naturale diffidenza. Tra le norme, il divieto assoluto di lasciare cibo a disposizione del predatore. Accanto a ciò, anche buone norme di comportamento per evitare incidenti, come il tenere il cane al guinzaglio.
Nella provincia inoltrata gli avvistamenti sono assai più frequenti e stanno circolando anche video che riprendono gli animali, a volte in solitaria e a volte in branco. Sempre secondo il Carlino, anche un’asina sarebbe stata predata ad Altedo, frazione di Malalbergo, sempre nella notte tra sabato e domenica.
La novità, se non accompagnata da adeguata informazione, rischia di generare il panico, favorire la diffusione di fake news e prestarsi a strumentalizzazioni di vario tipo.
Sembra essere questa la ragione per la quale, pur dicendosi preoccupata della tendenza dei lupi ad avvicinarsi ai centri abitati, la vicesindaca di San Lazzaro Sara Bonafè sottolinea che il tema va gestito «ascoltando la comunità scientifica, con competenza, equilibrio e senso di responsabilità, evitando allarmismi e, al tempo stesso, senza sottovalutare gli eventuali rischi».
Senza formazione sulla convivenza si insinua la propaganda
Una scarsa preparazione della popolazione alla convivenza col lupo può prestare il fianco anche a strumentalizzazioni di varia natura, alcune delle quali portano anche a provvedimenti legislativi che possono addirittura peggiorare il problema.
È il caso della politica degli abbattimenti, che spesso è stata cavalcata anche nei confronti di altri grandi predatori. Celebre in negativo, a Trento, la linea adottata dal presidente della provincia Maurizio Fugatti nei confronti degli orsi, per i quali ha più volte autorizzato l’uccisione.
L’abbattimento di lupi, che sono animali che vivono in branchi strutturati secondo una gerarchia, potrebbe addirittura favorire la loro proliferazione. L’uccisione di individui dominanti, infatti, può disgregare la struttura sociale del branco e spingere i lupi sopravvissuti alla dispersione sul territorio, aumentando il fenomeno del nomadismo a largo raggio, ma anche la formazione di nuovi branchi.
Nonostante queste dinamiche, sorrette da studi scientifici e accademici, il governo italiano lo scorso 21 gennaio 2026 ha ufficializzato il declassamento del lupo da specie “particolarmente protetta” a “protetta”. Ciò apre la strada apre la strada a una gestione più flessibile e a possibili abbattimenti selettivi, specialmente se le misure di prevenzione dei danni si dimostrano inefficaci.
Le buone regole per la convivenza coi lupi: i consigli dell’esperta
La migliore strategia per garantire una convivenza senza traumi tra lupi, umani e animali domestici risiede nell’informazione e nella formazione. Temi su cui da anni lavora Jessica Peruzzo, fotografa naturalista specializzata nella comunicazione sui grandi carnivori e nella gestione dei conflitti tra uomo e fauna selvatica.
«La regola è proteggersi il più possibile, proteggere tutti gli animali domestici, sia quelli allevati che cani e gatti – spiega Peruzzo ai nostri microfoni – Anche se è dispendioso e faticoso, occorre entrare in questa mentalità perché i lupi sono ormai presenti in tutta Italia». L’esperta sottolinea che le Regioni, gli Enti Parco o altri soggetti da tempo mettono a disposizione degli allevatori anche reti e altri strumenti di protezione.
Tra le misure su cui si discute online ci sarebbero anche sistemi di tracciamento come collari e microchip. Misure che, sottolinea Peruzzo, «intanto richiedono che il lupo venga preso e manipolato, ma soprattutto servono semplicemente a monitorare gli spostamenti, quindi è probabile che quando ci accorgiamo dell’avvicinamento ad animali domestici sia troppo tardi. Allo studio ci sono anche radiocollari con dissuasori, ma sono mezzi ancora in fase di studio, quindi dubito che possano essere utilizzati per proteggere delle caprette».
Quella che la vicesindaca di San Lazzaro ha definito «la tendenza» dei lupi ad avvicinarsi alle case, per l’esperta è una mera questione statistica: essendoci più lupi, è più facile vederli anche nei pressi dei centri urbani, sopratutto di notte e senza la presenza umana.
«Per i lupi le case sono rocce, non sono immediatamente associate alla presenza dell’uomo – sottolinea Peruzzo – Diverso è se la cosa avviene di giorno in presenza di persone». In quel caso il lupo può essere ritenuto problematico e occorre avvertire le autorità per un corretto monitoraggio e una corretta gestione.
La convivenza, in definitiva, è possibile se è l’essere umano a essere proattivo, cioè se agisce quelle misure che garantiscano l’incolumità per gli animali domestici e di allevamento, attraverso sistemi di protezione, se mette cibo e rifiuti in zone inaccessibili, se adotta i comportamenti corretti.
«Il lupo, come molti altri animali, è un opportunista. Se vedono cibo si avvicinano. Dovremo essere noi, homo sapiens che dovrebbe essere intelligente, ad evitare tutto ciò».
ASCOLTA L’INTERVISTA A JESSICA PERUZZO:







