Le urne per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia resteranno aperte fino alle 15.00 di oggi pomeriggio, poi comincerà immediatamente lo spoglio dei voti. Il dato che finora ha sorpreso di più è quello dell’affluenza, che nella prima giornata ha raggiunto il 46% a livello nazionale, con picchi più alti al nord.
Ieri, durante la prima giornata di voto, però, sono state segnalate diverse irregolarità ai seggi.

La denuncia delle irregolarità ai seggi del referendum giustizia

Una prima tipologia di violazione riguarda rappresentanti di lista di Fratelli d’Italia che hanno esposto distintivi con chiara indicazione di voto per il Sì. La prima a segnalarlo è stata la deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli, che ha votato in Umbria e ha riscontrato pratiche di propaganda illegale da parte di rappresentanti del partito di maggioranza. La deputata ha riferito di aver informato le prefetture umbre per richiedere la rimozione dei distintivi esposti. Bisogna notare che la legge non impedisce di indossare distintivi con simboli di partito, ma vieta che si svolgano attività di propaganda entro i 200 metri dalle sedi di voto. 

Un’altra segnalazione simile è arrivata dai Comitato per il No di Milano e Monza e Brianza, dove in più occasioni rappresentanti di lista riconducibili a Fdi e Lega avrebbero fornito indicazioni di voto all’interno dei seggi. Anche qui, questi comportamenti sono stati segnalati alla Prefettura. 
Altra questione è quella dei rappresentanti di lista designati da Alleanza Verdi Sinistra a cui è stato impedito di votare presso il seggio assegnato, come denunciato dal partito. Avs aveva deciso di dare la precedenza nella nomina dei rappresentanti di lista agli studenti fuori sede che non avevano la possibilità di tornare a casa. L’iniziativa è nata in sostegno agli studenti e in protesta contro la decisione del governo di non prevedere la possibilità del voto fuori dal comune di residenza, nonché verso la generale indifferenza della politica nei confronti di un problema che limita l’esercizio dei diritti politici di almeno 5 milioni di persone. 

Per legge, il rappresentante ha il diritto di votare nel seggio in cui è stato nominato. Può presidiare alle operazioni di voto e di spoglio per verificarne la regolarità, ma non ha alcun obbligo in tal senso. Avs ha registrato diversi casi in cui è stato impedito ai rappresentanti designati dal partito di esercitare il proprio diritto di voto con scuse pretestuose. Alcuni presidenti di seggio, ad esempio, si sono rifiutati di far votare i rappresentanti che non si sono trattenuti “per un tempo ragionevole”, o perché non hanno presentato un documento di nomina e delega. Tuttavia, nessuno di questi è un obbligo del rappresentante, per cui “un numero significativo di rappresentanti di lista non sono stati ammessi e non potranno votare, in totale e inescusabile violazione delle norme e dei principi basilari della democrazia”.