Domenica in Francia si è tenuto il secondo turno delle elezioni amministrative in 1.580 comuni francesi. Il primo turno, tenuto il 15 marzo, aveva visto un tasso di astensione elevato, che è stato confermato nel ballottaggio che registra un’affluenza al 57%, una delle più basse di sempre.
Queste elezioni hanno mostrato la crisi che stanno affrontando i partiti più tradizionali, in primis quello centrista di Emmanuel Macron
I partiti radicali hanno invece ottenuto buoni risultati, in particolare La France insoumise (LFI) all’estrema sinistra e il Rassemblement National (RN) all’estrema destra.

Parigi, Marsiglia e Lione restano alla sinistra

A Parigi il candidato del Partito Socialista Emmanuel Gregoire ha sconfitto con il 50,5% dei voti la candidata Rachida Dati, sostenuta da centrodestra e estrema destra. La vittoria dei Socialisti non era scontata, anche alla luce del fatto che Gregoire aveva rifiutato di allearsi con la France insoumise (LFI), partito fondato da Jean-Luc Mélenchon, recentemente categorizzato come estrema sinistra e le cui posizioni sono considerate troppo radicali dai Socialisti.
«Parigi sarà il cuore della resistenza contro questa alleanza di destra, che cerca di portarci via ciò che abbiamo di più prezioso e fragile: la semplice gioia di vivere insieme», ha dichiarato Gregoire.

«La vittoria di una certa idea di Parigi: una Parigi vibrante, una Parigi progressista, una Parigi della classe operaia, una Parigi per tutti. Parigi non è e non sarà mai una città di estrema destra», ha rimarcato così la fedeltà della capitale alla sua storia politica.
Il ballottaggio a Parigi rappresenta una prima importante anticipazione delle elezioni presidenziali che si terranno nel 2027 e, ha detto Gregoire ai sostenitori, «la battaglia per la Francia sarà aspra».

Un’altra vittoria importante dei Socialisti è quella ottenuta a Marsiglia, città storicamente di sinistra ma che recentemente aveva visto in crescita il Rassemblement National.
«Una vittoria che vale doppio” – spiega il nostro corrispondente dalla Francia – in una città in cui il pericolo di finire nelle mani dell’estrema destra era molto alto».
Anche in questo caso il candidato socialista aveva rifiutato di allearsi con la France insoumise.

Anche Lione rimane in mano alla sinistra, con la vittoria del sindaco uscente del partito ecologista. La città era stata al centro dell’attenzione per l’uccisione di un militante di estrema destra, episodio che aveva polarizzato ancor di più lo spazio politico e mediatico in tutto il Paese.
Il secondo turno ha rappresentato una sconfitta per il Rassemblement National che non ha ottenuto città di medie e grandi dimensioni, ad eccezioni di Nizza che vede vincitore il candidato leader dell’Unione delle Destre per la Repubblica (UDR), partito alleato con RN.

La sinistra ha quindi tenuto ma i risultati nelle grandi città non sono più scontati, come dimostrano la vittoria della destra a Tolosa e Le Havre. «La Francia resta un paese di destra, all’interno di un continente e di un mondo occidentale di destra – ma ci spiega il nostro corrispondente – la differenza con altri paesi europei è che ci sono una resistenza e un’opposizione maggiori all’avanzata dell’estrema destra».
Un’altra inevitabile riflessione a seguito di queste elezioni riguarda l’astensionismo, in Francia così come nel resto d’Europa. È preoccupante che «una parte della popolazione non veda differenze se vince un sindaco di destra o di sinistra».

ASCOLTA LA CORRISPONDENZA DI LORENZO BATTISTI: