Stati di agitazione, scioperi, proteste per le borse di studio non erogate e per il blocco di centinaia di posti letto. Fino alle dimissioni del direttore.
È quanto sta accadendo dentro Er.Go, l’ente che si occupa di diritto allo studio in regione, al centro di una situazione tormentata da almeno otto mesi. Una situazione che sta avendo un impatto su studentesse e studenti, ma anche su lavoratrici e lavoratori.

La bufera in Er.Go e il diritto allo studio compromesso

Il problema attuale dell’ente regionale che si occupa di diritto allo studio universitario in Emilia-Romagna comincia almeno a luglio 2025, quando i lavoratori entrarono in stato di agitazione, misura replicata anche nelle ultime ore. La mobilitazione proseguì lo scorso 13 novembre quando, davanti alla Regione Emilia-Romagna, si svolse un presidio all’interno di uno sciopero proclamato da Sgb per protestare contro la gestione di Er.Go. Il presidente Roberto Mingani Ricci veniva accusato di essere responsabile di assenze prolungate sin dal suo insediamento a luglio scorso, provocando un blocco delle attività dell’ente. Ciò che il sindacato e le organizzazioni studentesche denunciavano era la chiusura di 350 posti letto, almeno 40 milioni di euro in meno per le borse di studio e il blocco della contrattazione aziendale.

Le proteste studentesche sono proseguite, in particolare per la questione delle borse di studio e l’assenza di fondi a riguardo. Lo scorso 16 febbraio davanti al Rettorato dell’Università di Bologna si è tenuto un presidio da cui è stato denunciato che in regione sarebbero stati circa mille gli studenti e le studentesse idonei alla borsa di studio, ma non beneficiari.
Un problema complesso, che chiamava in causa anche il governo a cui la Regione chiedeva maggiori finanziamenti e che ha portato l’Università di Bologna, tra le altre, a stanziare d’urgenza 2,5 milioni di euro per sostenere studentesse e studenti che non hanno ottenuto la borsa per insufficienza di fondi disponibili.

Cinque giorni fa, invece, le dimissioni del direttore di Er.Go, Francesco Scaringella, a certificare una situazione di caos e tensione dentro l’ente. «Ora speriamo che l’agenzia ritrovi la stabilità», aveva commentato il rettore dell’Alma Mater Giovanni Molari.
Ieri, invece, si è tenuta un’assemblea sindacale di lavoratrici e lavoratori di Er.Go, nel corso della quale è stata espressa «grande preoccupazione per la situazione gestionale creatasi a seguito dell’avvio del processo di riorganizzazione avviato dalla Regione Emilia-Romagna, alla base del quale non vi è stata una reale conoscenza della complessità delle funzioni della stessa e delle dinamiche lavorative insite».

I lavoratori puntano il dito contro «il cambio di direzione generale, prima con un interim a tempo parziale, poi con una direzione durata pochi mesi ed ora con un nuovo interim a tempo parziale» che, secondo Sgb, «è stata devastante e rischia ora di mettere a rischio la tenuta dell’ente e con essa il diritto allo studio in Emilia Romagna».
Nel dichiarare nuovamente lo stato di agitazione, il sindacato rivendica la sospensione di progetti ri-organizzativi calati dall’alto e inadeguati alla situazione, la calendarizzazione in tempi stretti un incontro fra tutto il personale di Er.go e il presidente Michele De Pascale, la stabilità della direzione generale dell’ente, l’assunzione di almeno quattro dirigenti necessari per fare funzionare i settori aziendali appena ridisegnati e permettere la mobilità volontaria verso la Regione di quelli attualmente presenti, l’assunzione di almeno altre venti unità lavorative non dirigenti e l’applicazione del nuovo contratto nazionale.

«Il rischio oggi è che visto il disastro combinato in neanche un anno si vada verso processi di dismissione di pezzi del core business, in particolar modo della gestione dei servizi abitativi, e verso processi di affossamento del diritto allo studio – ha detto Massimo Betti ai nostri microfoni – se implode Er.go il diritto allo studio nella nostra regione sarà un diritto allo studio difficilmente gestibile anche dal punto di vista amministrativo».

ASCOLTA L’INTERVISTA A MASSIMO BETTI: