Al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna si conclude un ampio progetto espositivo dedicato a Mattia Moreni, una delle figure più originali e inquiethe dell’arte italiana del secondo Novecento.

La mostra “Dalla formazione a L’ultimo sussulto prima della grande mutazione, visitabile fino al 3 maggio 2026, rappresenta l’ultima tappa di un percorso che ha coinvolto cinque musei della Romagna e che ha ricostruito, attraverso diverse esposizioni tematiche, l’intera parabola artistica del pittore. Il progetto, ideato dal critico e storico dell’arte Claudio Spadoni e promosso dall’Associazione Mattia Moreni, ha già toccato Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna, affrontando i diversi momenti della sua ricerca: dalla formazione al periodo informale, dalle celebri Angurie agli autoritratti fino alla rievocazione della storica mostra del 1965 curata da Francesco Arcangeli.

La tappa ravennate, curata da Serena Simoni, si concentra sugli ultimi vent’anni di attività dell’artista, un periodo in cui Moreni sviluppa una riflessione radicale sul destino dell’uomo e dell’arte.

Dalla regressione della specie all’umanoide

La mostra riunisce circa trenta grandi opere realizzate tra l’inizio degli anni Ottanta e il 1999, anno della morte dell’artista. Sotto il titolo Dalla regressione della specie all’umanoide, il percorso è articolato in due sezioni principali. La prima è dedicata al ciclo “Regressione della Specie e Belle Arti” (1983-1995), in cui Moreni interpreta la crisi della cultura contemporanea come una vera e propria involuzione dell’essere umano.
Secondo l’artista, già dall’inizio del Novecento l’arte avrebbe progressivamente smarrito la propria forza creativa, rifugiandosi in formalismi sterili o in un primitivismo superficiale. Nelle sue tele compaiono forme volutamente infantili, disordinate o patologiche, un linguaggio pittorico che richiama anche l’Art Brut e che diventa metafora di una civiltà sempre più anestetizzata dal consumismo e dai mass media.

L’ultima visione: l’era degli umanoidi

L’ultima fase della ricerca di Moreni prende forma nel ciclo degli “Umanoidi” (1995-1999). Qui l’artista immagina un futuro dominato dalla tecnologia, popolato da figure ibride tra uomo e macchina, quasi identikit di una nuova specie destinata a sostituire quella umana. Robot, dispositivi elettronici, elettrodi e circuiti entrano progressivamente nei suoi autoritratti, anticipando una riflessione oggi più attuale che mai: quella sull’ibridazione tra uomo, genetica ed elettronica. La pittura diventa allora più veloce, essenziale e tagliente, come se volesse adattarsi alla lucidità fredda dell’era tecnologica che Moreni intravedeva all’orizzonte.

Guardando oggi queste opere, non è difficile cogliere la sorprendente attualità delle sue intuizioni: la pervasività delle tecnologie digitali, l’influenza dei social nelle vite private, l’espansione delle intelligenze artificiali sembrano confermare le inquietudini che attraversano quest’ultima stagione della sua pittura.

Come detto all’inizio, l’esposizione ravennate chiude un ampio ciclo espositivo dedicato a Moreni che ha coinvolto cinque istituzioni museali della regione. Il percorso è iniziato al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo, dedicato agli esordi dell’artista, ed è proseguito al Museo San Domenico di Forlì con le opere della stagione delle Angurie. Successivamente la Galleria Vero Stoppioni di Santa Sofia ha presentato autoritratti e opere della collezione pubblica locale, mentre il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna ha rievocato la storica personale del 1965 curata da Arcangeli, uno degli eventi che contribuì a consacrare Moreni nel panorama artistico nazionale. A Ravenna il progetto trova ora il suo approdo finale, offrendo una visione complessiva dell’ultima fase della sua produzione.

Informazioni e prenotazioni allo 0544 482477.