Ci sono i comitati di cittadini, riuniti nella coalizione Tess (Transizione Energetica Senza Speculazione), ma ci sono anche 11 sindaci del territorio, l’Ente Parco delle Foreste Casentinesi, Italia Nostra e diversi partiti politici a battersi contro il progetto di impianto eolico a Londa, sull’Appennino fiorentino a cavallo con l’Emilia-Romagna, che comporterebbe la realizzazione di sei piloni alti 200 metri in quello che è un corridoio ecologico.
«Noi siamo contro le energie rinnovabili – ci tiene e a precisare Fabrizia Jezzi, portavoce del Comitato Crinali Liberi di Londa – ma contro la speculazione e la cementificazione del territorio».
La lotta contro la speculazione del progetto eolico sull’Appennino fiorentino
Il progetto è promosso dalla società Hergo Renewables, società riconducibile a Eni, e prevede l’installazione di sei aerogeneratori alti circa 200 metri lungo il crinale appenninico, con interventi infrastrutturali significativi in un’area ritenuta di elevato valore naturalistico e paesaggistico.
E proprio l’Ente Parco si è da poco espresso contro il progetto, perché i crinali interessati sono considerati corridoi ecologici strategici per la connessione tra habitat e la tutela della biodiversità, in linea con gli obiettivi europei e nazionali che puntano all’ampliamento delle aree protette.
Quella dell’Ente Parco è solo l’ultima della serie di osservazioni al progetto eolico presentate in questi mesi. Ad avanzare le altre sono stati Soprintendenze, Comuni toscani ed emiliano-romagnoli, Autorità di bacino e uffici regionali competenti in materia paesaggistica.
Sul progetto, inoltre, si annidano anche ombre di trasparenza, visto che la relazione anemologica, cioè la misurazione di un anno del vento nella zona che sarebbe interessata dall’impianto eolico industriale, è stata secretata. Il sospetto è che non ci siano dati tali da giustificare l’impatto che l’impianto avrebbe sul territorio e il presunto interesse pubblico, ma che il progetto sia «una speculazione dettata dagli incentivi in materia», osserva Jezzi.
Le preoccupazioni per l’ambiente e per la salute sono molteplici. Si va dai rischi per la biodiversità agli impatti sulla fauna e l’avifauna, da possibili ripercussioni sulle falde acquifere alle conseguenze dello sbancamento della montagna, anche a fronte dei fenomeni estremi della crisi climatica. Ma anche il disboscamento e l’ampliamento delle strade, fino alle emissioni acustiche, alle interferenze con il servizio di elisoccorso e le conseguenze sulle attività produttive della zona, dall’agricoltura al turismo, in un territorio che, sottolinea la portavoce del comitato, «vive della sua bellezza e invece verrebbe trasformato in un’area industriale con il cambio di destinazione urbanistica».
La coalizione Tess ha anche avanzato un piano alternativo che riguarda le energie rinnovabili. In particolare, ci si oppone a modelli basati su grandi impianti industriali che avrebbero un forte impatto sul territorio e produrrebbero ulteriore consumo di suolo, in favore invece di alternative come il potenziamento del fotovoltaico su aree già urbanizzate o industriali, evitando nuovo consumo di suolo.
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