La Rete Docenti per la Palestina di Bologna ha lanciato lo scorso lunedì la campagna “La nostra scuola adotta un bambino una bambina di Gaza”. L’obiettivo è quello di incoraggiare gli istituti scolastici ad attivare un’adozione a distanza, offrendo aiuto a un bambino o a una famiglia con minori nella Striscia di Gaza.

La scuola adotta un bambino o una bambina di Gaza: come funziona l’iniziativa

Per attivare l’iniziativa basta contattare l’Associazione promotrice richiedendo di ricevere la documentazione ufficiale, per poi presentare la proposta nel proprio Consiglio di Istituto. L’invito ai docenti è quello di prendere parte a questo percorso coinvolgendo tutta la comunità scolastica di riferimento, inclusi studenti, genitori e personale Ata. È possibile trovare ulteriori informazioni sulla pagina Instagram di Docenti per la Palestina di Bologna.

L’Associazione fa parte della Rete Docenti, educatrici e educatori per il rispetto dei diritti umani in Palestina, nata nell’estate del 2025 dalla volontà di un nucleo di professioniste/i dell’educazione per mobilitarsi contro il genocidio e contro la complicità del governo italiano con Israele. Oggi la Rete sente il bisogno di continuare a manifestare il proprio sostegno al popolo palestinese e denunciare la complicità e l’inerzia del nostro governo. 

Tra le altre cose, l’esecutivo continua a restare passivo rispetto all’apertura dei corridori umanitari per gli studenti palestinesi vincitori delle borse di studio delle università italiane. Lo scorso anno, infatti, la Crui (Associazione delle Università italiane statali e non statali riconosciute) – insieme al Ministero degli Affari Esteri e al Ministero dell’Università e della ricerca – ha inaugurato IUPALS, un progetto di 97 borse di studio messe a disposizione dagli atenei italiani destinate a studentesse e studenti palestinesi per permettergli di iscriversi, nell’anno accademico 2025/26, a un corso di studio triennale o magistrale in Italia. Gli studenti vincitori sarebbero dovuti arrivare nel nostro Paese la scorsa estate, ma la chiusura dei corridoi umanitari ha reso impossibili gli spostamenti. La risoluzione di questo problema richiederebbe un’intesa tra Israele, i Paesi di transito e le autorità italiane, ma il nostro governo finora non se ne è fatto carico. 

La Rete Docenti per la Palestina ribadisce la propria condanna per l’indifferenza del governo italiano, mentre incoraggia i professionisti dell’educazione a partecipare a un’iniziativa di responsabilità e cura verso le bambine e i bambini dei Territori Palestinesi.