«Eravamo preparati a questo scenario». Le parole pronunciate ieri sera a caldo da Matteo Lepore dopo la bocciatura di Città 30 da parte del Tar possono voler dire due cose. La prima è che il sindaco di Bologna e la sua giunta erano consapevoli che la destra avrebbe fatto di tutto per affossare il provvedimento di abbassamento del limite di velocità su molte strade cittadine, come ha cercato di fare dal primo minuto. La seconda è l’Amministrazione comunale era consapevole di inadempiente della legislazione in materia, così come rilevato dalla sentenza del Tar. Una legislazione che impone nelle ordinanze di motivare strada per strada la ragione dei nuovi limiti.

Città 30, il Comune di Bologna non molla

Di fronte al pronunciamento del tribunale amministrativo, Palazzo D’Accursio, che ha detto di voler proseguire con Città 30, ha due possibilità tecniche: fare ricorso al Consiglio di Stato – e rischiare una seconda pesante bocciatura – o riscrivere le ordinanze in modo da ottemperare alle regole.
Serviva proprio a chiarire quale strada si è deciso di prendere la conferenza stampa di oggi di Lepore e dell’assessore alla Mobilità Michele Campaniello e la scelta è ricaduta sulla seconda opzione, quella della riscrittura delle ordinanze. Una riscrittura che, a differenza di due anni fa, quando Città 30 fu adottata, ora ha anche più elementi per giustificare il provvedimento.

Accanto alle questioni tecniche rimane la vicenda politica. La destra, tanto a Roma quanto in città, ha fatto di tutto per mettere i bastoni fra le ruote e ieri, dopo due anni di tentativi, ci è riuscita.
Sempre nel suo primo commento, il sindaco aveva citato i 99 Posse e, rivolgendosi a Matteo Salvini e Galeazzo Bignami, aveva detto: «Non ci avrete mai come volete voi».
Oggi Lepore si è tolto un sassolino dalle scarpe proprio nei confronti di Salvini, che aveva accusato il Comune di aver fatto un provvedimento ideologico. Per il primo cittadino “ideologico” è tentare di ostacolare chi cerca di salvare vite.
Non solo. Il sindaco sostiene che le ordinanze di Bologna che sono state impugnate al Tar sono le più dettagliate in Italia, assai più di quelle di analoghi provvedimenti presi da Comuni guidati dal centrodestra, che però non sono stati impugnati.

Oltre alle ordinanze, il nodo degli investimenti 

In Europa, dove le Città 30 sono già più consolidate, sono altre due le misure adottate che risultano propedeutiche alla sicurezza stradale. Da un lato il ridisegno delle strade, con interventi che rendano “naturale” rallentare e dall’altro le alternative al trasporto privato.
Sul primo capitolo Palazzo D’Accursio aveva investito buona parte degli iniziali 14 milioni di euro in dotazione a Città 30, cominciando con interventi pilota su viale Oriani, via Toscana e piazza Mickiewicz. Poi le risorse sono salite a 27 milioni, di cui a gennaio 2025 ne erano già stati spesi 10 per opere completate e 9 per opere in via di ultimazione.
Oggi è stato Campaniello a fare il punto sulle risorse per modificare le strade, in particolare con progetti di “traffic calming”. Proprio questo è uno dei punti su cui Bologna rilancia, annunciando 100 interventi nel 2026, per un investimento di ulteriori 16 milioni di euro.

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