La relazione definitiva coi risultati dell’autopsia su Abderrahim Fakir, il 42enne morto il 19 luglio al Pilastro di Bologna dopo l’intervento della polizia, non metterà alcun punto fermo nella vicenda. Anzi, proprio le anticipazioni di quella relazione hanno già acceso lo scontro tra Fabio Anselmo, avvocato della famiglia Fakir, e Gabriele Bordoni, avvocato dei poliziotti.
Il primo fa leva sull’asfissia dovuta alla misura di contenimento prono da parte degli agenti e sull’esclusione di problemi cardiaci o cerebrali della vittima, il secondo sulle tracce di cocaina emerse dagli esami tossicologici.
Asfissia, cocaina, causa esclusiva, concausa: la battaglia sull’autopsia di Fakir
Si tiene oggi la riunione tra i consulenti della Procura di Bologna e i periti delle parti per arrivare a una relazione definitiva (attesa fra tre settimane) dell’autopsia su Fakir e le posizioni sul tavolo appaiono già inconciliabili. Da un lato, l’avvocato Anselmo, legale dei familiari della vittima, insieme al consulente Vittorio Fineschi, sostiene con fermezza che l’asfissia sia la sola ed esclusiva causa del decesso. Sebbene gli accertamenti abbiano evidenziato una presenza rilevante di cocaina, la difesa della famiglia della vittima precisa che il quantitativo rilevato corrisponde appena alla metà del livello che la letteratura scientifica indica come potenziale causa autonoma di morte, escludendo persino che la sostanza possa aver agito come concausa.
Esclusi problemi cardiaci pregressi o cerebrali, il tasso di cocaina calcolato nel corpo del 42enne sarebbe «intorno ai 300 nanogrammi per millilitro, a fronte di 500-600 in grado, secondo letteratura, di portare autonomamente al decesso», afferma Anselmo.
Da una rapida ricerca nella letturatura scientifica si apprende che secondo l’Office of the Chief Medical Examiner, nei decessi dovuti esclusivamente agli effetti tossici diretti della cocaina, la media registrata dalle autopsie è di circa 908 ng/mL. In questo gruppo, la maggior parte dei soggetti mostra valori inferiori a 700 ng/mL, mentre una minoranza di consumatori tolleranti innalza la media superando i 2.000 ng/mL.
Di parere opposto la ricostruzione del legale dei due poliziotti, l’avvocato Bordoni, affiancato dall’esperto Matteo Tudini. Secondo la difesa degli agenti, i valori dei metaboliti riscontrati nei tessuti e nel sangue testimoniano un consumo massiccio e prolungato nel tempo, avvenuto nelle ore immediatamente precedenti alla tragedia, con concentrazioni complessive superiori alla soglia media letale. Per il difensore degli agenti, la cocaina potrebbe avere avuto un ruolo «determinante».
Nella vicenda c’è tuttavia un’altra questione rappresentata dall’ipotesi che, nell’impossibilità di stabilire con certezza la causa del decesso, si ritenga plausibile una concausa tra asfissia e cocaina. In questo caso è facile immaginare che la difesa provi ad utilizzarla per alleggerire la posizione degli agenti che non potevano sapere dell’intossicazione di Fakir, mentre la famiglia per evidenziare che senza asfissia il 42enne non sarebbe morto.







