Cinque album molto diversi tra loro, ma accomunati dalla sensazione di trovarsi davanti ad artisti che non hanno particolare interesse a ripetere semplicemente la formula che li ha portati fin qui. Ecco cinque uscite discografiche da segnare in calendario per domani, 2 ottobre.
Uscite discografiche: ecco le novità del 2 ottobre
Victoria Monét — Frequency of Love
Tre anni dopo “JAGUAR II”, il disco che le ha portato tre Grammy e la definitiva consacrazione, l’artista americana torna con un album monumentale: 22 tracce che provano a mettere insieme R&B contemporaneo, pop, dance e una certa fascinazione per il suono degli anni Novanta. L’idea dell’“amore” non viene affrontata soltanto nella dimensione romantica: Monét parla dell’amore per la figlia, dell’amore per il mondo e, naturalmente, delle proprie esperienze sentimentali. Musicalmente, il disco cerca invece una sintesi ampia, muovendosi tra house, slow jam e R&B di matrice più classica.
Tra i brani già pubblicati, “Let Me” ha raggiunto il primo posto della classifica Billboard Adult R&B Airplay, mentre “Reach Out”, prodotto insieme a Kaytranada e D’Mile, mostra il lato più luminoso e danzereccio del progetto.
Johnny Marr — The Age of Everything
Il chitarrista degli Smiths torna con il suo quinto album solista, il primo vero disco di materiale originale dai tempi di “Fever Dreams Pts 1-4” del 2022. Marr descrive il disco come il lavoro più “catartico” della propria carriera solista e parla di un presente caratterizzato da una sensazione di sovraccarico culturale, legata soprattutto alla tecnologia, senza però rinunciare all’idea che dentro questo stesso scenario possano esistere possibilità nuove.
I primi singoli, “Spin”, “Ophelia” e “It’s Time”, restituiscono un Marr ancora molto interessato alla forma canzone e alla forza propulsiva delle chitarre. In particolare, “It’s Time” viene presentata come una sorta di invito a reagire al cinismo contemporaneo, mantenendo però un’energia musicale esuberante.
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Susanne Sundfør — Revelations of Divine Love
L’artista norvegese, abituata a muoversi tra elettronica, folk, piano e art-pop, per il suo ottavo album ha scelto una strada radicalmente diversa: voce e organo, registrati dal vivo all’interno della Bragernes Kirke di Drammen, a circa 40 chilometri da Oslo.
“Revelations of Divine Love” nasce dalla lettura delle Rivelazioni dell’Amore Divino della beata inglese Giuliana di Norwich, testo composto sulla base delle visioni avute dalla religiosa nel XIV secolo. Sundfør ha trovato nella figura di Giuliana una concezione dell’amore particolarmente radicale e universale, arrivando a collegarla anche alla propria esperienza della maternità.
Il risultato promette quindi di essere tanto spirituale quanto fisico: un disco sull’amore, sulla nascita e sulla trascendenza che utilizza uno degli strumenti più antichi della musica occidentale, l’organo, per costruire un paesaggio sorprendentemente contemporaneo.
Fat Dog — Cancel Me (I’m Tired)
Il quintetto londinese torna a due anni dal debutto “WOOF” con un disco che la stessa band definisce una versione più grande e ambiziosa della propria musica: frenesia, energia e caos, ma portati a una scala maggiore.
I temi attraversati dal disco sono volutamente incongrui: dipendenza, famiglia, amore, intelligenza artificiale, ascendenza, extraterrestri e una quantità notevole di riferimenti alla cultura pop. Il singolo “Heart of Darkness”, pubblicato alla vigilia dell’album, conferma l’idea di una band che non sembra avere alcun interesse a smussare gli angoli.
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Greg Freeman — All Set the Bone
Il terzo disco del cantautore del Vermont viene descritto dallo stesso Freeman come una riflessione su “molti cambiamenti” e “molta tensione”. Nelle tredici tracce confluiscono esperienze personali — trasferimenti, lutti, relazioni — ma anche una percezione più ampia di un presente attraversato da tensioni politiche e sociali.
Il disco si apre con “Cahokia”, brano che Freeman considera una sorta di “tesi” dell’intero album. Il riferimento è all’omonima civiltà precolombiana scomparsa nel Medioevo, utilizzata come metafora di un sistema che può prosperare e poi collassare.
“Loser’s Prize”, pubblicato pochi giorni prima dell’album, sposta invece il fuoco sulle paure legate all’amore, mostrando un lato più intimo di una raccolta costruita proprio sulla tensione tra esperienza individuale e instabilità collettiva.
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