C’è un filo rosso che lega la vicenda di A/I (Autistici/Inventati), l’infrastruttura digitale italiana finita nel mirino dell’Amministrazione Trump, alla vittoria in Sassonia-Anhalt di Afd (Alternative fur Deutchland), la destra neonazista tedesca: la fine di quelli che erano stati pensati come anticorpi democratici e antifascisti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Nell’ordine attuale il diritto sembra carta straccia di fronte alla volontà dispotica di una superpotenza come gli Stati Uniti, così come non è più tabù che nel Paese che ha prodotto il nazismo, i pogrom e i lager si affermi una forza politica che vuole scuole differenziata per disabili e migranti e lavori forzati per richiedenti asilo.
A/I chiude: le ragioni della resa
Lo scorso 26 agosto A/I è stata inserita dall’Ammistrazione statunitense nell’elenco delle organizzazioni terroristiche globali con l’accusa di aver favorito gruppi antifa, che per Donald Trump e Marco Rubio sono il nuovo spauracchio da agitare in termini propagandistici. Tra gli utenti delle caselle email, dei siti e delle newsletter messe a disposizione dal collettivo che da 25 anni faceva dell’internet libero la propria fede ci sarebbero anche gruppi che negli Stati Uniti hanno organizzato proteste e forme di resistenza all’operato dell’Ice, la polizia antimigranti.
In un primo momento A/I aveva affermato di voler resistere a questo provvedimento e si era convinto di poter intraprendere anche una battaglia legale. Ciò si è rivelato ben presto impossibile, perché il provvedimento statunitense opera al di fuori del diritto e fa leva esclusivamente sui rapporti di forza che la superpotenza Usa può agire.
Le conseguenze si sono manifestate subito. Da un lato la sospensione del certificato digitale per il dominio .org che utilizzava A/I, gestito da una società americana. Dall’altro la repressione economica, manifestatasi attraverso un contenzioso con Banca Etica presso cui il collettivo aveva un conto corrente dove finivano le donazioni degli utenti.
L’istituto di credito ha comunicato la rescissione del contratto e il congelamento dei fondi del collettivo. Una misura contestata da A/I, secondo cui Banca Etica si è dimostrata più realista del re, bloccando il conto prima della scadenza dei termini imposti dall’ordine esecutivo trumpiano. Dal canto suo Banca Etica ha spiegato che l’inserimento di A/I nella lista Ofac (Office of Foreign Asset Control) ha un effetto immediato su bonifici e altre transazioni e le sanzioni secondarie che l’istituto avrebbe subito avrebbero messo a rischio tutti i 130mila clienti.
La decisione di chiudere A/I è stata comunicata ieri, ma la mossa dell’Amministrazione Usa non è l’unica ragione. Dall’emissione del provvedimento, infatti, A/I è stata anche bersaglio di attacchi hacker provenienti dagli Usa e gli utenti dell’infrastruttura digitale sono stati schedati e inseriti in una inquietante mappatura prodotta in ambienti Maga. Rischi seri per gli utenti che hanno portato A/I a scrivere: « Non possiamo accettare uno scontro o prestarci a strumentalizzazioni che mettano in pericolo le loro vite, le vite dei loro cari, lasciandole alla mercé di autocrati, fascisti e agenzie che agiscono per vie extra-legali. La concreta possibilità di poter essere la causa di conseguenze penali o finanziarie per qualcuno che ci è vicino, o che anche solo interagisce con noi non ci permette altre scelte». E ancora: «In questo clima continuare a offrire i nostri servizi è solo un pericolo in più per le nostre utenti, e per tutte le persone che fanno parte delle nostre comunità».
La vittoria di Afd in Sassonia-Anhalt: la fine del tabù post-nazismo
Kollektivschuld e vergangenheitsbewältigung. Queste due parole descrivevano ciò che in Germania è stato valido fino alle elezioni di ieri in Sassonia-Anhalt. La prima parola significa “colpa collettiva” ed era condivisa dall’intero popolo tedesco per gli orrori della seconda guerra mondiale. La seconda parola indicava il processo politico, culturale e psicologico con cui la Germania ha integrato la memoria dell’Olocausto nella propria identità nazionale per evitare che accadesse di nuovo.
Il 44% dei consensi ottenuto nel land tedesco da Afd sembra aver rotto questi tabù, specialmente perché l’affluenza alle urne è stata altissima, intorno all’80%.
Nel programma che ha portato alla vittoria l’estrema destra tedesca trovano spazio punti di fatto nazisti. Tra questi ci sono le “deportazioni dal primo minuto” degli stranieri irregolari, una task force per il rimpatrio, i lavori forzati per i richiedenti asilo, il taglio dei fondi all’integrazione. Ma si punta ad intervenire anche sulla scuola con la creazione di classi separate per migranti privi di permesso soggiorno permanente o che non parlano correntemente la lingua tedesca e per bambini disabili o con problemi cognitivi, l’abolizione dell’obbligo scolastico, la rimozione dei simboli lgbtq+ e il revisionismo storico con la promozione di una narrativa culturale e storica volta a riscrivere il passato della Germania, riducendo l’approccio “punitivo” o di colpevolizzazione collettiva legato alla Seconda Guerra Mondiale.
Dalla Germania la giornalista Paola Mirenda spiega che Afd non avrà i numeri per governare da sola, perché più partiti del previsto hanno superato la soglia di sbarramento e sono entrati nel parlamento regionale, sottraendo seggi all’estrema destra. Tra questi ci sono i Verdi e il Bsw, il partito di Sahra Wagenknecht, considerata un’esponente rossobruna dall’uscita dalla Linke ormai anni fa. Proprio quest’ultimo potrebbe fare da ago della bilancia, perché tutte le possibili combinazioni per formare il governo regionale devono includerlo. L’esponente regionale del Bsw, riporta la giornalista, ha manifestato la disponibilità a governare con l’Afd.
Indipendentemente dalla composizione o meno del governo regionale, l’estrema destra dell’Afd è in ascesa e ciò potrebbe condizionare anche il livello nazionale. «Se dieci anni fa Afd otteneva il 20% nei land dell’est e in quelli dell’ovest era sotto la doppia cifra – osserva Mirenda – adesso siamo al 40% nei land dell’est (e addirittura al 60% in alcuni piccoli paesi) e a livello nazionale il partito registra il 20%».
ASCOLTA L’INTERVISTA A PAOLA MIRENDA:







