L’8, il 9 e il 10 maggio si terrà a Milano il Nina Festival, una serie di eventi organizzati dal collettivo NINA – Né intelligente Né Artificiale, dedicati a “tecniche, smanettone, artiste, teoriche, curiose e scettiche che hanno progetti, artefatti o contenuti da condividere”.
Il tema scelto per questa nuova edizione del festival – la terza, che si svolgerà tra Milano e Roma – è “la relazione tra l’incomputabile – tutto ciò che non può e non merita di essere calcolato, o non dovrebbe esserlo – e l’AI generativa, gli LLM e in generale la governance algoritmica della vita”.
Il filo conduttore tra questa edizione e quelle passate, e che unisce tutte le iniziative del collettivo, è la “necessità di un’intelligenza umana e collettiva per affrontare una rottura tecnologica ed epistemologica dai contorni ancora incerti”.
Il programma del collettivo Nina e della nuova edizione del festival
Dal 2024, il collettivo Nina organizza incontri di formazione e divulgazione su vari temi legati all’impatto sociale dell’Intelligenza Artificiale Generativa. Tra le altre cose, ha dato vita a una rivista – il cui lancio avverrà proprio tra il 9 e il 10 maggio, rispettivamente a Roma e Milano – e a un “sindacato universale digitale”, che a sua volta verrà presentato durante questa edizione del festival.
Il programma di Nina parte dalle premesse enunciate nel manifesto pubblicato nel 2024, che innanzitutto esplicita una verità già insita nel nome del collettivo: l’intelligenza artificiale non è intelligente. Si tratta di un complicato modello statistico che sembra rispondere alle nostre domande, ma in realtà non ha una capacità di discernimento paragonabile a quella umana, limitandosi a complicati calcoli statistici e probabilistici.
Un altro punto cruciale è la sostanziale differenza tra l’IA generativa e le altre innovazioni tecnologiche introdotte finora nella storia dell’umanità. Mentre le seconde – come nel caso della ruota e della macchina a vapore – hanno reso la nostra vita più semplice, delegando alle macchine i compiti più faticosi e più in basso nella scala sociale, l’IA generativa va ad interessare lavori immateriali e che richiedono livelli di specializzazione medio-alti. Si tratta di un fenomeno completamente privo di precedenti storici.
L’intelligenza artificiale non è uno strumento neutro, bensì al servizio del potere economico – soprattutto dei tecno-oligarchi del Big Tech – ed è progettata per discriminare, classificare ed amplificare le gerarchie. I Large Language Models sono tutt’altro che imparziali: se è vero che devono essere “nutriti” di dati per poter funzionare, è anche vero che rifletteranno tutte le disuguaglianze della società in cui viviamo. Finora, le case madri dei sistemi di IA generativa hanno trattato questi bias come un difetto da risolvere, eludendo la natura strutturale delle logiche discriminatorie alla base di questi modelli.
A questo si aggiungono tante altre questioni: l’impatto ambientale, la carenza di formazione mirata su questi temi per i professionisti dell’informazione e per i decisori politici, i limiti delle forme di regolamentazione dell’IA finora introdotte dall’Unione Europea.
Di questi e di tanti altri temi si parlerà nella nuova edizione del festival, attraverso l’intervento di ospiti con background molto diversi: tra gli altri, artisti e designer, curatori d’arte, ricercatori universitari e indipendenti esperti di data science, sociologia dei media e impatto sociale delle tecnologie.
Il programma completo e i profili degli ospiti sono consultabili sul sito del festival. L’edizione milanese vedrà dialoghi sull’IA nell’arte e nel design, sulla protezione dei dati biometrici, sul colonialismo dei dati e tanto altro. Ci saranno anche mostre e dj set, oltre alla presentazione della rivista e del sindacato digitale di Nina.
ASCOLTA LA PRESENTAZIONE DI FEDERICO DE AMBROSIS:







