Negli ultimi giorni si è discusso molto, nei media internazionali, del ruolo della Cina nella crisi in Medio Oriente. 
È di ieri la notizia – smentita con forza da Pechino – del Financial Times secondo cui l’Iran si sarebbe servito di un satellite cinese per sorvegliare e colpire le infrastrutture militari statunitensi in Medio Oriente. Il giornale britannico dice di avere ottenuto questa informazione da documenti militari iraniani, mentre il governo cinese nega qualsiasi coinvolgimento diretto a sostegno di Teheran.  Due giorni fa, invece, Xi Jinping si è fatto promotore di un nuovo sforzo diplomatico per il raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Il presidente cinese ha presentato il suo piano in quattro punti al principe ereditario di Abu Dhabi, enfatizzando come «la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dei Paesi del Golfo in Medio Oriente dovrebbero essere sinceramente rispettate». 

La posizione di Pechino, tra non ingerenza e presunti coinvolgimenti

Abbiamo parlato della posizione della Cina nella crisi internazionale in corso con Alessandro Albana, collaboratore di Asia Institute e redattore del format “Bologna e Dintorni” su Radio Città Fujiko.
«Mi sembra che ci sia sempre una tendenza a tirare la Cina per la giacchetta per portarla dentro questi conflitti, come se dovesse necessariamente parteciparvi, innanzitutto da un punto di vista militare», ha commentato Albana.
In realtà la Cina ha una visione circa le crisi diplomatiche che è ben nota e rispetto alla quale è rimasta molto coerente nel tempo: «formalmente si oppone alle tensioni internazionali, prima di tutto in quanto limitano e rendono problematici i suoi interessi economici e commerciali». Le recenti crisi innescate dalle politiche israeliane e statunitensi – comprese quelle in America latina, con la deposizione di Maduro in Venezuela e il blocco del petrolio a Cuba – contravvengono ad uno dei principi fondamentali della politica cinese, ovvero «il rispetto degli affari interni e della sovranità territoriale dei paesi all’interno della comunità internazionale». 

Le autorità cinesi manifestano un certo fastidio verso questo tipo di situazione, ma cercano di evitare un confronto frontale con le potenze coinvolte. Allo stesso tempo, non possono astenersi completamente dal prendere una posizione, come è emerso dalle recenti dichiarazioni di personaggi di punta della diplomazia di Pechino. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinesi ha definito il blocco dello stretto di Hormuz imposto dagli Stati Uniti «pericoloso e irresponsabile», mentre lo stesso ministro degli esteri, Wang Yi, ha dichiarato che il blocco non rispetta gli interessi condivisi all’interno della comunità internazionale.
Un organo di stampa cinese, peraltro, ha paragonato la scelta degli Stati Uniti di imporre un blocco in risposta al blocco iraniano al comportamento di chi, non essendo riuscito a rubare una bicicletta, decide di metterci un lucchetto.
Anche lo sforzo di Xi Jinping per far riprendere i negoziati segnala una volontà della Cina di essere coinvolta nella crisi iraniana. 

Secondo Albana, ad ogni modo, la Cina tende a mantenere un profilo diplomatico improntato alla non ingerenza, evitando di assumere misure diplomatiche che porterebbero allo scontro. Commentando la recente notizia di una petroliera cinese che ha provato ad attraversare lo Stretto di Hormuz, poi, ha aggiunto che l’imbarcazione – come reso noto dal comando centrale degli Stati Uniti che sta vigilando sul rispetto del blocco – è subito tornata indietro, e pertanto non si può parlare di una violazione del blocco. Nessuna nave, finora, è riuscita a forzare il blocco statunitense, nonostante una decina abbiano provato a farlo.
Anche rispetto alle notizie circa l’arrivo di aiuti cinesi a Cuba, Albana ritiene che si tratti di mosse più che altro simboliche. 

D’altro canto, la notizia della presunta assistenza spaziale fornita dalla Cina a Teheran – che, ricordiamo, è stata smentita dal governo cinese – non è passata inosservata e ha avuto un impatto sulle già delicate relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Donald Trump ha deciso di far slittare a maggio il suo incontro con Xi Jinping, e ha affermato in un’intervista di avergli scritto una lettera in cui gli chiede di non inviare armi all’Iran, «dopo aver sentito e visto notizie ovunque» sul presunto aiuto militare cinese a Teheran. Pechino continua a smentire questi aiuti, di cui si parlava già da diversi mesi, per via della circolazione di indiscrezioni sull’invio di combustibile missilistico e sulle presunte richieste di supporto nel campo del controspionaggio. 

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