È stata inaugurata lo scorso 9 aprile, alla Galleria Poggiali di Milano, la mostra Táifinakpo‘, dell’artista statunitense Gisela McDaniel. Si tratta della sua prima mostra personale in Italia, e sarà possibile visitarla fino al 6 giugno.
Il lavoro di McDaniel è già riconosciuto e apprezzato a livello internazionale, con opere esposte in musei pubblici e gallerie private in tutto il mondo.
Táifinakpo’, un’esperienza immersiva su corpi, memoria e identità marginalizzate
Gisela McDaniel è un’artista multimediale che unisce dipinti ad olio e interviste audio per integrare le voci dei soggetti rappresentati, mettendo in discussione i rapporti di potere tra pittore e modello. Le sue radici native americane e Chamorro (la madre è originaria dell’isola di Guam) hanno influenzato profondamente la sua produzione artistica. Ritrae soprattutto i corpi soggetti femminili o di genere non binario, di origini afroamericane, indigene o latinoamericane, e cerca di esplorare temi come gli effetti della colonizzazione, delle migrazioni e del trauma.
Nel passato, ha spiegato di aver scelto deliberatamente di usare una palette di colori e dei soggetti che ricordano i dipinti di Paul Gauguin, per rivendicare la sua identità di persona indigena delle isole del Pacifico, evidenziando la natura coloniale delle opere del pittore francese. Nel suo lavoro cerca di valorizzare la memoria intergenerazionale delle comunità marginalizzate negli Stati Uniti, amplificando le loro voci.
La mostra è stata concepita come un’installazione immersiva pensata appositamente per gli spazi della Galleria Poggiali, e riunisce un totale di tredici opere: tre dipinti di grande formato e dieci lavori su carta. Il termine Táifinakpo’, scelto come titolo, significa “senza fine” nella lingua Chamorro, e allude ad una concezione non lineare del tempo e alla persistenza della memoria.
I ritratti sono arricchiti con l’integrazione sulle superfici pittoriche di pietre e conchiglie, trasformando i soggetti rappresentati in vere e proprie presenze.







