Il mondo della scuola si prepara alla giornata di sciopero prevista per domani, 5 maggio, contro il disegno di legge “La Buona Scuola” varato dal governo. Le ragioni dei promotori dello sciopero – tutte le sigle sindacali di categoria – si scontrano con la volontà di tirare dritto del premier, che ieri ha incontrato chi lo contestava.

Dal faccia a faccia tenutosi nella giornata di ieri tra Matteo Renzi e alcuni precari della scuola, l’unico a uscirne rafforzato sembra proprio il premier, che ha avuto modo di sbandierare il breve incontro come disponibilità all’ascolto nei confronti di chi lo contesta. Poco importa se quelle rivendicazioni rimarranno poi ignorate nei fatti, con il disegno di legge “La Buona Scuola” già incardinato su binari ben precisi. Del resto quello che conta è “cambiare l’Italia”, con buona pace per chi solleva dei dubbi sul “come”. E così domani quella stessa scuola al centro del progetto riformatore renziano si fermerà, e a scendere in piazza saranno i docenti – precari e non – personale Ata, e in parte i dirigenti scolastici.

Facendo però un passo indietro, e andando oltre la (opaca) vetrina del premier disposto all’ascolto e al dialogo, è interessante capire davanti a quali argomentazione Renzi si è trovato davanti nell’incontro di ieri, in occasione della sua partecipazione alla Festa dell’Unità di Bologna. Giovanni Cocchi, esponente del Comitato Nazionale a sostegno della Lip, la proposta di legge di iniziativa popolare per una buona scuola della Repubblica, ai nostri microfoni spiega di aver “contestato tre punti: innanzitutto il numero delle assunzioni, calate da 150mila a 100mila, di cui 50mila sono già insegnanti in servizio che verranno licenziati a giugno e riassunti a settembre. Lui nelle televendite sostiene che con queste assunzioni si potranno fare classi a tempo pieno, si eviteranno le classi pollaio, eccetera. Ho fatto notare che 50mila diviso 40mila, che sono i plessi scolastici in Italia, fa 1,25 insegnanti a scuola, e difficilmente si potranno fare le cose che dice lui”.

Altro punto su cui si concentrano le ragioni dello sciopero è quello dei poteri affidati al dirigente scolastico: “Gli ho chiesto cosa non funziona nell’attuale sistema di reclutamento – spiega Cocchi – anche facendo finta che non esistano le clientele, ci sono varie zone del paese soggette alla criminalità organizzata dove il dirigente non sarà così libero di assumere chi vuole. E anche un dirigente accorto magari rifiuterebbe l’insegnante in gravidanza, o l’insegnante gay, o chi si deve assentare spesso per certe cure, eccetera”. Risposta di Renzi: “Ha detto che ci penserà su, e che lui non ha la stessa impressione negativa dell’Italia che ho io, facendo riferimento alle zone inquinate dalla malavita”.

Capitolo finanziamenti: la riforma prevede che le famiglie e i privati possano destinare il 5 per mille all’istituto scolastico frequentato dai figli, oltre a detrazioni fino a 400 euro per coloro che iscrivono i figli alle scuole paritarie: “Gli ho fatto notare che la capacità contributiva di un genitore dei Parioli è diversa da quella di uno di Scampia – sottolinea Cocchi – e che così si determinerebbe un ulteriore aggravamento delle disparità che già ci sono sul territorio nazionale tra scuole e scuole“.

“Le posizioni sono rimaste distanti – fa sapere l’esponente del comitato a sostegno della Lip – anche perché se si vuole dimostrare disponibilità all’ascolto non lo si fa alla Festa dell’Unità ma in Parlamento, dove stanno portando avanti il disegno di legge a tappe forzate senza possiblità di discussione. Le ragioni dello sciopero ci sono tutte e ne escono rafforzate – conclude Cocchi – è l’unico modo per tentare di trovare un’ancora di salvezza per la scuola pubblica“.