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Schlein: "Le larghe intese ci hanno occupato, riparto dalla partecipazione"

Intervista ad Elly Schlein, l'eurodeputata che ha seguito Civati uscendo dal Partito Democratico.


di Alessandro Canella
Categorie: Politica
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Ha seguito Pippo Civati nella scelta di abbandonare il Pd perché si è sentita "calcolata" ed irrisa. Giudica irreversibile la deriva verso destra del partito e dice di voler portare avanti i temi per cui è stata eletta e di cercare di dare rappresentanza a chi è stato perso per strada. Elly Schlein racconta ai nostri microfoni l'addio al "Partito della Nazione" di Renzi.

Una scelta dolorosa e sofferta, ma non era più possibile restare a fare una cosa in cui non credeva. L'eurodeputata Elly Schlein, ai nostri microfoni, racconta perché ha deciso di seguire Pippo Civati nell'addio al Partito Democratico.
Eletta al Parlamento europeo un anno fa con un boom di preferenze, Schlein ha fatto parte di movimenti interni al partito, come Occupy Pd, allo scopo di porre un freno alle larghe intese. Una battaglia che ammette essere persa: "Sono le larghe intese che hanno occupato noi".

Alla giovane politica (ha 30 anni) non piacciono le alleanze col centrodestra che il partito sta facendo sia a livello nazionale, condizionandone i provvedimenti di governo, sia a livello territoriale, con candidature impresentabili alle primarie e alle elezioni. Ma più in generale contesta provvedimenti come il Jobs Act, lo Sblocca Italia e l'Italicum che, oltre a non rappresentare i contenuti coi quali il Pd si è presentato agli elettori, hanno provocato un'emoraggia di voti e consensi. "Com'è possibile che in una regione come l'Emilia Romagna sia andato a votare solo il 37%? Com'è possibile che in piazza, contro la riforma della scuola, ci fossero gli insegnanti che fino a ieri votavano Pd?", si domanda Schlein.

La mutazione genetica e la deriva che il partito sta prendendo, secondo Schlein, sono ormai irreversibilI, per cui ha rinunciato a condurre una battaglia interna. "In questi mesi abbiamo solo preso schiaffi in faccia - osserva - Ci hanno dato dei rosiconi, dei gufi, dei conservatori. Io non mi sento nulla di ciò".
Di qui il sentimento maturato, quello di essersi sentita "calcolata", come l'ultimo album dei Mumford and sons, le cui sonorità sono irriconoscibili e studiate a tavolino per raggiungere un pubblico più ampio, snaturando il progetto iniziale e deludendo i fan della prima ora.

Sul "che fare ora?", Elly Schlein non ha ancora idee molto definite. "Sono passati appena due giorni da questa scelta dolorosa - spiega ai nostri microfoni - Quello su cui mi voglio concentrare oggi è portare avanti i temi per cui sono stata eletta in Europa, quelli dei diritti delle persone lgbt, dei migranti, sulla legalità".
Di sicuro, l'eurodeputata ha sentito l'affetto di tante persone che hanno capito e sostenuto la sua scelta. Loro, le tante persone perse per strada in questi mesi che, con uno sguardo meno interno alle logiche di partito, avevano già capito la direzione assunta dal Pd, devono secondo Schlein tornare ad avere rappresentanza ed essere coinvolti in processi partecipativi.


Ascolta l'intervista ad Elly Schlein

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