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Le norme anti-terrorismo e le crescenti incombenze burocratiche portano gli organizzatori del Gran Festival Internazionale della Zuppa di Bologna a saltare l’edizione 2018. Il sostegno pubblico all’iniziativa è stato di soli mille euro. “Far pagare i partecipanti non sarebbe nello spirito del festival”. Gli zuppanti però rilanciano con “House-Soups”, un invito alla convivialità rivolto a singoli e circoli.

Una delle più amate e partecipate feste di strada di Bologna, il Gran Festival Internazionale della Zuppa, posa provvisoriamente il mestolo e annuncia che l’edizione 2018 non si farà. L’appuntamento, che nella zuppa individuava un simbolo di mescolanza e fratellanza, si svolgeva da dodici anni intorno al giorno della Liberazione di Bologna, ma per quest’anno le incombenze burocratiche hanno avuto la meglio sulla tenacia degli organizzatori, gli attivisti dell’associazione Oltre.
“Negli ultimi tempi sono aumentate notevolmente le incombenze amministrative, le misure di sicurezza, le certificazioni e chi più ne ha più ne metta”, si legge sulla pagina Facebook dell’associazione.

Le norme anti-terrorismo e vincoli amministrativi sempre più stringenti pesano sempre più (“sono diventati uno sforzo quasi sovrumano per un gruppo di sparuti competenti volontari”), senza contare il crescente impegno economico. “Nel 2017 – scrivono gli organizzatori – il Festival della Zuppa ha goduto unicamente di € 1.000 (mille) di finanziamento pubblico (provenienti dal quartiere San Donato – San Vitale) e dell’affiancamento (imprescindibile) della ‘conferenza dei servizi’, che riunisce attorno ad un tavolo gli attori pubblici (e/o società partecipate) per garantire lo svolgimento ‘ordinato’ di una manifestazione all’aperto”. Il resto proveniva dalle attività di autofinanziamento e dal volontariato puro, sottolinea l’associazione Oltre.

Abbiamo anche partecipato al bando comunale del settore cultura, rivolto a festival radicati sul territorio – spiega ai nostri microfoni Lydia Buchner dell’associazione Oltre – Pensavamo di poterlo vincere, visto che il nostro festival è molto radicato sul territorio. Purtroppo non è andata così, non siamo stati presi in considerazione e dunque abbiamo dovuto fermarci”.
Buchner spiega anche che molti simpatizzanti hanno suggerito di far pagare i partecipanti, in modo da avere un’entrata che rendesse sostenibile la manifestazione. “Non è nello spirito e nella cultura del festival, che è un festival popolare – osserva – Piuttosto per l’anno prossimo lanceremo un crowdfunding“.

In ogni caso gli “zuppanti” non intendono mollare: il festival “dopo dodici anni non chiude i fornelli, ma fa una pausa, abbassa i fuochi e riflette”.
E nel farlo rilancia all’iniziativa dei singoli, invitandoli a non abbandonare la pratica della zuppa: “Nel tempo storico in cui ci troviamo, dove regna una grande confusione tra dimensione pubblica e privata, vi invitiamo a creare una catena spontanea di ‘House-Soups” ossia di zuppe ‘fât in cà’. Radunate amici, parenti e chi volete nelle vostre case (ma anche nei circoli, centri sociali anziani e non, ristoranti, cucine popolari…) per cucinare una zuppa in compagnia in attesa della prossima edizione del festival nel 2019″.
E invita a segnalare le iniziative a festivalzuppa@gmail.com.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LYDIA BUCHNER, UNA DELLE ORGANIZZATRICI: